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Sha`



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Inserito il - 19/10/2004 :  00:34:19  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Sha`  Rispondi Quotando Send Sha` a Private Message
Quest'anno mi sono regalata un corso di Son.

Se vi fa piacere posso indicare di volta in volta la musica che ci viene proposta a lezione.

Alla prima lezione andavo troppo di corsa e non mi sono fermata a chiedere, comunque si trattava della famosa "lezione di prova" e l'insegnante ha utilizzato, parole sue "salsa, ma con uno spiccato accento di Son, per fare l'orecchio".

Alla seconda lezione ha pescato tre CD, tra i quali uno che mi e' piaciuto tantissimo e che mi sento di consigliarvi

Vieja Trova Santiaguera - La Manigua
Qui si possono ascoltare sample musicali dell'intero disco
http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/B00001ZTN7/002-4224591-9922421?v=glance

Alla prossima lezione!

--
Sha`

masacote

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Inserito il - 20/10/2004 :  10:35:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send masacote a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da Sha`

Quest'anno mi sono regalata un corso di Son.

Se vi fa piacere posso indicare di volta in volta la musica che ci viene proposta a lezione.

Alla prima lezione andavo troppo di corsa e non mi sono fermata a chiedere, comunque si trattava della famosa "lezione di prova" e l'insegnante ha utilizzato, parole sue "salsa, ma con uno spiccato accento di Son, per fare l'orecchio".

Alla seconda lezione ha pescato tre CD, tra i quali uno che mi e' piaciuto tantissimo e che mi sento di consigliarvi

Vieja Trova Santiaguera - La Manigua
Qui si possono ascoltare sample musicali dell'intero disco
http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/B00001ZTN7/002-4224591-9922421?v=glance

Alla prossima lezione!

--
Sha`


E' bello leggere di queste cose, e scoprire che il cammino nel ballo viene insegnato (sia pure in qualche... "angolo", come questo del Son di cui racconti) partendo dalla Musica che gli ha dato l'abbrivio fin dall'origine.

Per come lo vedo io, è un piccolo ma autentico privilegio - ad esempio lo scorso anno seguii delle lezioni di Son presso un maestro d'indubbia validità, il cui metodo però difettava purtroppo proprio in questo, privo com'era di un supporto musicale genuino, originale e adatto al caso.
Sentire dunque - in questo resoconto - il richiamo della culla d'Oriente a colpi di tres, succose guarachas ed echi di bolero, fa pensare davvero a una situazione didattica promettente.

Inutile dire che, se puoi continuare coi tuoi 'bollettini', non mi trovi che contento, e molto interessato! Tanto più che nel campo del Son le notizie discografiche di valore sono sempre piuttosto scarse, o confuse.
Evidentemente - discussione questa che ormai è stata sviscerata anche da acuti studiosi dei fenomeni musicali di massa (come Perna) - la diffusione a dosi massicce ma indiscriminata del progetto di "Buena Vista Social Club" ha finito in maniera paradossale per nuocere al processo di conoscenza di tutto ciò che sta al di fuori (o che viene prima) di quel fenomeno eclatante ma non certo unico, e così il formidabile quintetto di... vecchietti della Trova di Santiago viene spesso relegato al dimenticatoio nonostante produzioni notevoli come appunto questa "Manigua".

E, a proposito, c'è qualcuno che ha per caso visionato - io non ce l'ho mai fatta - il film "Lágrimas Negras" basato proprio sulla storia di questo gruppo?

Ciao

Ferr
(Enterados)
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Sha`



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Inserito il - 20/10/2004 :  13:00:21  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Sha`  Rispondi Quotando Send Sha` a Private Message
Ciao Ferr,

devo dire che nella scelta dell'insegnante sono un "cichinino" pignola, e in questo caso sono andata a cercarmi quella con la Laurea dell'Istituto Superiore d'Arte di Cuba in Metodologia dell’insegnamento dei balli popolari cubani e afrocubani, con la scuola patrocinata dall'Ambasciata e dal Ministero della cultura, con la musica dal vivo nelle serate e con pochi fronzoli sbrilluccicanti e lucine psichedeliche.

Non la conoscevo direttamente, ma solo per sentito dire, e fin dal primissimo incontro sono rimasta basita ad ascoltarla mentre parlava a tutti, inclusi principianti assoluti, di musica e ritmo, di timba, di son, di guaguanco', mambo, chachacha... conga, mozambique... e non so piu' quanti altri generi musicali in maniera chiara e puntuale, senza essere noiosa ne' banale, pur trattandosi di un incontro di presentazione di tutti i corsi.

Purtroppo non ho preso appunti se non mentali (e ahime' labili! mi tocca dar ragione a colui che mi ha suggerito di appuntarmi tutte quelle cose subito dopo la lezione..) sulle sue indicazioni circa le diverse tracce del disco, laddove ci parlava di son, bolero, guaracha, son-cha, etc.
Si tratta di un argomento che vorrei imparare a trattare con disinvoltura perche' mi interessa molto, e' tutto un filone musicale, questo, che letteralmente mi culla e mi trascina in un limbo di suggestioni.

Per inciso, anche l'insegnante ha fatto il tuo stesso commento (e quello di Perna!) circa il fenomeno Buena Vista.. quanto a Lágrimas Negras cerchero' di procurarmelo!

Ciao,
Sha`
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marilu



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Inserito il - 20/10/2004 :  13:59:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send marilu a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da Sha`

Quest'anno mi sono regalata un corso di Son.





Se ci riesco, quest'anno anch'io ritento l'esperimento in un corso collettivo. Le lezioni alle quali accenna Masacote che abbiamo seguito insieme, avevano proprio il limite "musicale", cosa non da poco, a mio avviso, perché ascoltando del "son tradizionale", non so se si possa definirlo così, ma non trovo altra espressione, la musica stessa sembra indurre ad un passo diverso, almeno per quello che mi pare di aver percepito fino a questo momento. Anch'io seguirei con piacere il tuo percorso e, in termini di ballo, mi piacerebbe sapere se anche tu, andando avanti, hai la sensazione che esista uan corrispondenza particolare tra questa musica e il passo, il movimento.

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Sha`



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Inserito il - 21/10/2004 :  04:02:10  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Sha`  Rispondi Quotando Send Sha` a Private Message
Cara marilu, a questo punto incrocio le dita e spero che il corso che ho scelto mantenga le promesse di qualita' che lascia intravedere!
Per quanto riguarda il discorso del "passo", credo proprio di aver capito cosa intendi, ma in questo momento non lo metto a fuoco (sara' che sono quasi le quattro del mattino e che non prendo sonno da quanta musica bella bella bella, carica e vissuta ancora mi ruggisce dentro... che serata ragazzi, che serata! :-)). Quello che "sento" io e' che la musica in qualche modo evoca un certo tipo di passo, di accento, di movimento.. se metto il basico del son su una salsa mi viene da accentuarlo molto di piu' nella sua lateralita' che non nella sua verticalita'.. detta cosi' a spanne, poi magari ci torno su' quando lo vedo piu' chiaramente con l'andare delle lezioni.
Per curiosita', che musica veniva utilizzata nel vostro corso ?

--
Sha`
ti aspetto al bar
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Sha`



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Inserito il - 23/10/2004 :  03:56:38  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Sha`  Rispondi Quotando Send Sha` a Private Message
*De Cuba Son. Matamoros*

Stasera e' stata la volta di Miguel Matamoros, leggendario autore di Son, interpretato dal Septeto Nacional fondato da Ignacio Pineiro.
Tradizionalmente l'orchestra di Son di inizio '900 era formata da sei elementi: chitarra, tres, bongó, botija, claves e maracas. Pineiro fondo' il suo Septeto nel 1927 aggiungendo una trombetta a questa formazione di base.
Qui in qualche brano si nota l'aggiunta di qualche strumento al settetto di base, come il piano e le congas in Lucifer, Mama son de la loma e Alegre conga, in qualche altro brano fanno il loro ingresso altri vocalist.

Nel risvolto di copertina c'erano indicati i generi (guajira-son, guaracha-son etc), ma non mi azzardo. Un giorno capiro' come si attribuiscono.. per ora per me sono tutti son :/

Ci ho messo un po', ma ho trovato un sito che offre dei sample di tutte le tracce di questo splendido disco:

http://tinyurl.com/54qno

Piccine, ma rendono l'idea. Buon ascolto :)

--
Sha`
son de la loma.. cantan en el llano.. TU VERAS! YA VERAS!
paraparappapa
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marilu



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Inserito il - 23/10/2004 :  16:09:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send marilu a Private Message
citazione:


Per curiosita', che musica veniva utilizzata nel vostro corso ?

--
Sha`
ti aspetto al bar



forse Ferr mi puo' aiutare a ricordare, a me pare che di Son tradizionale, tutto sommato, se ne sia sentito ben poco. C'è da dire che le intenzioni iniziali del maestro erano delle migliori, finché restammo un piccolo gruppo che si era proprio iscritto per il programma, Son, Rumba e, solo marginalmente, figure "canoniche" di cubano. L'arrivo abbastanza improvviso e in massa di altri iscritti portò ad un rovesciamento delle proporzioni, pareva quasi che il dedicare tempo al Son e alla Rumba fosse un "per di più". E così, dopo il promettente e interessante inizio, ci ritrovammo a ripetere o imparare variazioni di figure per la maggioranza della lezione. Così lasciai il corso. Il programma "rivisto" non mi interessava più di tanto.
Comunque, pur alle quattro di notte, mi pare tu abbia proprio espresso quello che anch'io percepisco come passo e movimento diverso che la musica ti porta a fare. E mi pare che in quanto a scelte muiscali, il vostro corso sia veramente eccellente.

Aggiornamenti, mi raccomando, se hai tempo! Grazie!!

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masacote

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Inserito il - 25/10/2004 :  23:43:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send masacote a Private Message
citazione:
Sha'

Per curiosita', che musica veniva utilizzata nel vostro corso?


citazione:
Marilu

forse Ferr mi puo' aiutare a ricordare, a me pare che di Son tradizionale, tutto sommato, se ne sia sentito ben poco


Stenderei un velo pietoso, davvero.
Di fronte agli esempi musicali di cui si sta trattando in questo bellissimo thread, poi, il contrasto rischia d'essere stridente...
Già sarebbe stato un lusso se durante il nostro sventurato corso ci si fosse esercitati al suono di quella che Shà, parlando della sua prima lezione di prova, definiva (per bocca dell'insegnante) "salsa, ma con uno spiccato accento di Son, per fare l'orecchio".
Forse anche per insegnare [e poter apprendere] il Son si dovrebbe sempre iniziare dalla musica. O suona così astruso?

Ferr
(Enterados)
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marilu



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Inserito il - 26/10/2004 :  00:01:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send marilu a Private Message
citazione:

Forse anche per insegnare [e poter apprendere] il Son si dovrebbe sempre iniziare dalla musica. O suona così astruso?



e no, non suonerebbe così astruso. Pensavo che le mie note amnesie mi avessero giocato il solito scherzo, ma l'assenza di ..Son in una lezione sul Son non si dimentica facilmente.

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masacote

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Inserito il - 26/10/2004 :  00:06:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send masacote a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da Sha`

*De Cuba Son. Matamoros*

Stasera e' stata la volta di Miguel Matamoros, leggendario autore di Son, interpretato dal Septeto Nacional fondato da Ignacio Pineiro [cut]


... Che meraviglia!
Continua a raccontarci, mi raccomando.
E poi trovo davvero pregevole la tua iniziativa di linkare in maniera circostanziata alle possibili fonti d'ascolto: purtroppo non è materiale, questo, diffuso a sufficienza per poter radicare un'idea un po' più precisa su questa grande musica. Insomma, un'opera di "propaganda" che davvero non guasta!

[e appena la scovo, sotto quella montagna di scartoffie che si accumulano sempre più inesorabilmente su scrivania e desktop, vedo di postare una storia, un po' visionaria e molto molto suggestiva, che avevo recuperato tempo fa proprio su Piñeiro e - insieme con lui - su quel lungo avventuroso viaggio che anni or sono portò... il Son da Santiago fino all'Avana, 'desde la loma hasta el llano']

Ciao


"¿... De dónde serán? Ay, mamá
¿serán de La Habana?
¿serán de Santiago,
tierra soberana?
Son de la loma, y cantan en llano,
tú verás, ¡ya verás!
paraparappapa..."


Ferr
(Enterados)
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Sha`



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Inserito il - 28/10/2004 :  15:49:42  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Sha`  Rispondi Quotando Send Sha` a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da masacote


... Che meraviglia!
Continua a raccontarci, mi raccomando



Molto volentieri!

citazione:

E poi trovo davvero pregevole la tua iniziativa di linkare in maniera circostanziata alle possibili fonti d'ascolto:



Mi fa piacere, anche perche' per trovare il secondo disco ho dovuto "spulciare" il web piuttosto a lungo :-)

citazione:

purtroppo non è materiale, questo, diffuso a sufficienza per poter radicare un'idea un po' più precisa su questa grande musica. Insomma, un'opera di "propaganda" che davvero non guasta!



Appunto, si fa quel che si puo'..

citazione:

[e appena la scovo, sotto quella montagna di scartoffie che si accumulano sempre più inesorabilmente su scrivania e desktop, vedo di postare una storia,]



Non vedo l'ora di leggerla!

A prestissimo con il quarto appuntamento,
Sha`

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masacote

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Inserito il - 01/11/2004 :  19:59:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send masacote a Private Message
Tempo fa m'imbattei in una pagina densa, complicata, ma così traboccante di atmosfere evocative che la mia immaginazione ne fu colpita all'istante. Vi si parlava di Ignacio Piñeiro, e ne era autore Ramón Fernández-Larrea che, per quanto appresi, rappresenta una delle personalità più creative nell'intero panorama della poesia cubana contemporanea.
Il racconto iniziava... dalla fine, mescolando in maniera lì per lì oscura le ombre di un Piñeiro ormai vecchio con le vive, lucide memorie dello scrittore bambino; sta di fatto che, così incentrato sul tema del Son, dopo poche righe quel bizzarro flusso di coscienza mi aveva davvero stregato. Il proposito stesso era dei più intriganti: Larrea presenta infatti il suo pezzo come un cammeo fra i tanti contenuti nell’originale collezione dei suoi "Kabiosile" [il saluto benedicente e di benvenuto rivolto a Changó (1)], frammenti critici, d'opinione o semplicemente pamphlets visionari dedicati ad alcune figure fondamentali del mondo artistico e musicale di Cuba. Le difficoltà d'interpretazione, tuttavia, la scrittura obliqua, ricca all'inverosimile di elementi forbiti e fin troppo fitta di figure retoriche, scoraggiarono ben presto ogni tentativo di traduzione (la 'bozza' suonava contorta e ben poco fruibile), e così il pezzo finì desolatamente, come già accaduto in passato a molti altri, sotto la pesante pila di scartoffie per essere poi dimenticato.

Di recente, tuttavia, la corrispondenza intrattenuta proprio in questo thread ha riportato la mia attenzione su Piñeiro allorché si è accennato, fra gli altri argomenti, al cammino evolutivo del Son. Lo spunto lo fornisce "Shà" quando parla della versione, eseguita appunto dal Septeto Nacional del grande Ignacio, di uno dei brani più celebri del santiaguero Miguel Matamoros, "Mamá, son de la loma" (2): la canzone sembra davvero simboleggiare il viaggio che questo genere musicale era destinato a compiere – dalle colline d'Oriente ai fulgidi lidi dell’Avana – per la sua consacrazione definitiva, a Cuba e in seguito anche all’estero.
E così l'enigmatica pagina di Larrea, quel contorto e sulle prime illeggibile "Kabiosile Ignacio Piñeiro", all'improvviso è balzata fuori dal cumulo delle cianfrusaglie, come rischiarata da nuova luce: superato l'imbarazzo di certo poetico cogitare sfoggiato fin dal primo capoverso (ove lo scrittore si paragona al Son stesso per aver vissuto parimenti una sofferta migrazione, dalle montagne orientali fino all'Avana), vi ho finalmente percepita, delineata con chiarezza disarmante, la linea di questa avventura secolare, vicenda del Son e insieme omaggio commovente a quello che forse rimane tuttora il suo maggior artefice.

Non si tratta di un saggio monografico, o di una vera biografia.
Non ci sono qui 'sacre verità': lo scritto non difende, né deve difendere nulla se non la passione sparsa generosamente, a onorare un'autentica leggenda musicale, dall'autore. Che lo fa alla sua maniera, attraverso il suo linguaggio accidentato, a tratti occulto ed ellittico ma sempre pregno di poesia, capace di far scaturire immagini, colori e vibrazioni che non è facile dimenticare. Un simile quadro lo si può godere per l'intrinseca bellezza che ne sprigiona, o se si vuole – procedendo nel cammino alla ricerca delle più nascoste e affascinanti valenze musicali – per il significato del suo messaggio, che addita un'intera tradizione, col suo valore antico e insieme le vive risorse che le consentono d’arricchirsi attraverso la trasformazione nel tempo. Un preciso senso evolutivo, della musica come pure dell’artista.

Prima di lasciarvi alla lettura, aggiungo soltanto due cose: intanto la speranza di riuscire a offrire qui una traduzione minimamente degna del testo originale (ma è impresa difficile, vista la qualità e la sostanza che impreziosiscono la splendida pagina in spagnolo). Pagina che peraltro consiglio di visionare all'ottimo link dei "Kabiosiles" di Larrea, dei quali dicevo:

http://www.rgpfm.com/RGPFM_2_0/RGPFM_2_0_SABROSURA/textos.asp?TIPO=5

e poi un grosso ringraziamento a "Shà", che ha fornito un'ispirazione indispensabile per poter riprendere quel filo (ultimamente un po' troppo aggrovigliato) che tanto mi piace dipanare – lunga interminabile avventura vissuta sul tappeto di note del Son: a lei dedico questo piccolo lavoro.
Anche se...:

citazione:
Messaggio inserito da Sha`

Non vedo l'ora di leggerla!


... temo davvero che potresti pentirti d'aver fatto cotanta dichiarazione!
;-)


Ciao

Ferr
("Los Enterados" – Genova)

_____________________________________________________


KABIOSILE IGNACIO PIÑEIRO (di Ramón Fernández-Larrea)


Sotto il sole, in bocca il gusto del salino, Ignacio ripercorre a ritroso la città. E' la stessa, eppure è diversa da quella che conoscerò ottant'anni dopo; quella che è cresciuta davanti ai miei occhi di provinciale sbigottito; quella che poi è andata crollando, fra lampi di nostalgia. E al cospetto dei loro poderosi canti, quelli di Ignacio Piñeiro e quelli della città – che oggidì sono finalmente una medesima cosa – io subii un'evoluzione identica a quella del ritmo stesso che egli seppe elevare ad altezze inimmaginabili: il Son cubano, nato fra le montagne che videro la mia infanzia conturbata, e che poi si sarebbe messo in viaggio, a ogni passo gonfiando le sue arie di suoni nuovi, fino ad arrivare a quella capitale che già all'epoca si distingueva sul resto dell'isola; e nelle mani di Ignacio Piñeiro avrebbe trasformato lentamente le proprie cadenze e le proprie formule, il sapido condimento dei suoi canti, i suoi ritornelli mossi da un picaresco vorticare, e tutta la sua saggezza, col salino e le voci ferite dei cabildos (3), e i negri del porto che conducevano vita grama, portando sulle spalle tutte le cose peggiori di questo mondo.

Perché Ignacio Piñeiro – venuto alla luce il 21 maggio 1888 nel quartiere di Jesús María, l'"accademia" di musica popolare più grande del mondo, e con un'inaudita densità di popolazione d'origine africana – si trasferì, ancora bambino, a un altro barrio ugualmente dominato dai suoni: Pueblo Nuevo. In quei luoghi si nutrì dei canti tristi dettati dal tamburo. Lì s'abbeverò ai riti antichi e primitivi, al ritmo sanguigno del guaguancó – che è autentica filosofia, tramandata oralmente con l'incanto del tuono – e al culto dell'umanità, dell'amicizia, della musica come unica insostituibile libertà. Una fuga verso sfere ove si diventa praticamente intoccabili. Per questo, forse, scrisse e cantò questa strofa d'’amore per una donna, nella quale proclamò quella che, per l'eternità, sarebbe stata la sua strada:

... Nació en el mismo solar que yo nací,
es buena como yo,
le encantan las melodías de los suburbios
y da su corazón
cuando siente este cantar.
El guaguancó es lo más bueno que convida Dios... (4)


Più avanti avrebbe poi affermato e ripetuto: la rumba la manda Dios, ay qué buena está.
Era il 1906, e quella verità che gli fluiva nell'anima come un fremito di gioia l'aveva ormai appresa, cantando nel gruppo di clave e guaguancó "Timbre de Oro", e successivamente ne "Los Roncos", la passione più duratura della sua esistenza, mentre le sue mani toccavano cose ben più mortali che però servivano ad alimentare il corpo. In tal modo passò attraverso i mestieri più svariati, lavorando come portuale, fonditore, nelle fabbriche di botti e di tabacco e, soprattutto, come muratore, attività in cui si rese maestro. I rivestimenti e le piastrelle del Capitolio Nacional portano ancora il marchio del suo impegno.

Tuttavia quelle umane faccende non rappresentavano che "tutto il resto". Era la musica il fuoco che ne illuminava ogni gesto. Iniziò così a prender forma ciò che gli riempiva il petto, le storie a cui assisteva o di cui sognava, e quelle frasi e modi di dire che più tardi sarebbero diventati pane quotidiano nelle sentenze di popolo. Ancora era piena rumba, solamente rumba, le ancestrali evocazioni di scongiuro tra il fragore delle pelli di tamburo e l'aguardiente, la luce del rispetto più profondo verso gli orishas benefattori, santi trasportati dal verde cuore dell’Africa al nuovo mondo che sprizzava dolore e sangue.
Forse è da quella genuina, sincera vicinanza che scaturirono due suoi temi, colorati dal fascino discreto e un po' bizzarro per le divinità: "Mayeya, no juegues con los santos" e "En la alta sociedad", primo son - questo - a esser cantato 'in lingua' (qualche anno dopo) da una donna, María Teresa Vera, quella stessa che avrebbe portato tanto e tanto di buono nella sua vita.

Così Dio veniva già da allora mescolato ad argomenti tipici degli uomini. Il Dio dei bianchi, quello che i conquistadores avevano infuso nelle vene della stirpe rubata ad altri paesaggi. E lui aveva dato a quel Dio quello che era di Dio, e alla rumba quello che era di una simile esplosione dello spirito:

... Rumba: ¿qué le has hecho a mi pobre mujer?

Per questo un giorno, nella semplicità dei suoi divertimenti e delle sue sorprese, fu capace di dire senza dar scandalo:

Mayeya,
no quiero que me engañes,
respeta los collares,
no juegues con los santos.
No pretendas engañarme con ese cuento
porque todos en Cubita nos conocemos


per poi liberare una verità pura e levigata come una pietra di ruscello:

el que no lleva amarillo, se tapa con azul

e rifinire l'avvertimento, apparentemente solenne, attraverso quell'atmosfera indulgente, ma sacra al tempo stesso, che contraddistingue il Son:

Venga ori baba,
delante e 'los santos no debes jugar... (5)


A partire dal 1920 un qualcosa di nuovo smuove le pietre della città. In un primo tempo nascosto, visto di mal occhio, zittito da quella società bianca che in seguito sarebbe stata destinata a patirne per contro l'inevitabile incantesimo. Il Son era arrivato nella capitale, ancora col suo odore di monti e altipiani, dei tres suonati nelle plaghe paludose (6), delle mandibole d'asino (7), con un linguaggio troppo asciutto e scarno per quella baldoria che le notti all'Avana invece reclamavano. E il ritmo di stanche litanìe era in procinto di incontrare, proprio all'Avana, il suo artefice, come per altro verso lo trovò in Miguel Matamoros ai piedi delle ridenti colline di Santiago de Cuba.
Piñeiro, che aveva già fatto parte di un altro coro de clave (8), il Renacimiento, imparò a suonare il contrabbasso e a marcarne i colpi tellurici, come ondate possenti, insieme alla stessa María Teresa Vera, segnata anch'essa – fin dal 1916 – da quelle splendide sonorità. E divenne allora musicista in pianta stabile di un gruppo pioniere, il Sexteto Occidente, cominciando allora a rimpinguarne il repertorio con alcune creazioni proprie, che già recavano con sé pulsazioni nuove.

E in quella fucina affilò le armi. Fiutò il futuro cui andava incontro il nuovo ritmo, con quello scoppio di dolcezza e di piccante sparso in tutto il nostro paese che si sarebbe poi esteso ad altri, insinuandosi nelle ossa e contagiando quanti ne ascoltavano il richiamo.
Con l'Occidente viaggiò alla volta di New York nel 1926, ove la formazione incise una ventina di buoni sones. Dieci portavano la sua firma, quel suggello indelebile che l'anno seguente gli avrebbe aperto le porte del tempo allorché fondò la sua migliore creazione: il Sexteto Nacional – in fraterna concorrenza col Sexteto Habanero. Con tale gruppo, ricorrendo alle sue abili arti di mago, andava a placare la sete di musica dei cubani: costruttore di cadenze irresistibili, padrone d'una grazia senza limiti, primo, nel tessuto cittadino, a dimostrarsi l'autentico 'civilizzatore' del ritmo. Un Son con tutta la grinta e i mormorii di una città aperta all'allegria mondiale.

Ma se con l'Occidente di María Teresa aveva lanciato il guanto di sfida con brani (ora classici) come "Tápame que tengo frío", "Cabo de la guardia" e "Yo no tumbo caña", col proprio gruppo avrebbe di lì a poco scritto la pagina 'totale' del futuro corso.
Puntando completamente sul suo incredibile istinto, lanciò la massima [in quel Son ineffabile e cullante che è "Suavecito", ndr] che colloca il nuovo ritmo... in paradiso, paragonandolo alle prelibatezze celestiali:

... El son es lo más sublime
para el alma divertir,
se debía de morir
quien por bueno no lo estime... (9)


E nacquero così 327 sones, come colpi inferti al futuro, come germi nel sangue del popolo, destinati a generare il regno dell'allegria; come 327 sorrisi per vivere.
Forse il più famoso è quello in cui si racconta un delirante episodio che quasi sfocia nella profonda gastronomia:

... Salí de casa una noche aventurera
buscando ambiente de placer y de alegría,
¡ay mi Dios, cuánto gocé!
en un sopor la noche pasé


giungendo poi a una locanda situata fuori l'Avana, sulla strada per Matanzas, Catalina de Güines:

En Catalina me encontré lo no pensado,
la voz de aquel que pregonaba así...
Échale salsita, échale salsita


E il brano, che s'intitola per l'appunto "Échale salsita", inaugurò l'impiego delle chiavi più segrete per esprimersi, misteri di un'essenza che passa dal... pentolone al ballo, e una propaganda fra le più categoriche di quest'universo, per quanto poi quel luogo sia oggidì in rovina e pieno di fantasmi:

En este cantar propongo
lo que dice mi segundo:
no hay butifarra en el mundo
como la que hace El Congo... (10)


'Avanizzando' il Son squarciò l'orizzonte, divenne universale. George Gerswhin mise alcune battute di quella salsita nella sua "Cuban Ouverture", e la mostrò al mondo come un inconfondibile tesoro.

Ignacio è una delle basi irrinunciabili per poter capire quest'isola che è sopravvissuta a tristezze umane e divine. Pose stabilmente le fondamenta di un'espressione che poi con orgoglio ha condotto molto distante. E, come Matamoros, ha lasciato un'abbondanza di frasi e di suoni che mi difendono dall'orrore, ogni volta che escono dal profondo del mio cuore – per imprimersi alla maniera di quelle nenie che ogni madre ha cantato alle frontiere del sogno – i canti saturi di sapienza e splendore: "Échale salsita", "Esas no son cubanas", "Guanajo relleno", "Bardo", "Entre preciosas palmeras", "Las cuatro palomas", "La cachimba de San Juan", e "Suavecito" - il tema immortale che portò in prima esecuzione alla Fiera Universale di Siviglia nel 1929, nel pieno fulgore del suo gruppo trasformato ormai in Septeto Nacional con l'inserimento della tromba.

Dal 1947 visse in un'umile casa di un altro quartiere popolare, San Miguel del Padrón. E lì andò incontro alla morte il 12 marzo del 1969 – presumo protetto dal simbolico riparo di un tres.

Gli uomini sono soliti circondarsi di bandiere e scudi; segni d'appartenenza; astri di quei luoghi che più amano in questo mondo, per nascita o per scelta.
Se io avessi uno scudo non lo riempirei di ori o armi assurde in campo rosso. Lì ci starebbe invece, se fosse possibile, tutta la musica che ha lasciato per l'eternità Ignacio Piñeiro. L'inconfondibile suono di quel Septeto che ha avvolto i timidi passi di ballo dei miei nonni e dei miei genitori, e che io stesso canto mentre viaggio sotto un altro sole, perché non possano più ferirmi terre incomprensibili, assenze innominabili.

Più che una bandiera è il mio amuleto, la forma immensa del sangue che mi culla.
La mia voce definitiva.

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Note:

(1) Kabiosile – traduco qui la spiegazione fornita in nota dallo stesso autore, che così bene ne descrive l'intento programmatico – è una parola Yoruba "con cui si nomina Changó, l'orisha maggiore, la divinità suprema, l'idea superiore tramite la quale uniamo il nostro corpo a un'essenza protettrice. Kabiosile si è trasformato anche in una sorta di saluto a quell'essenza, una benedizione verso il misterioso e il grande di cui facciamo parte.
E Kabiosile è senza dubbio cura applicata nella devozione, magia che vigila e infonde respiro, perché ciò che vediamo come superiore, e che proviene dalla forza di Changó o di altre divinità, risiede in realtà nella radice della nostra speranza. Per questo ho voluto salutare le mie radici musicali con questa invocazione.
Dico kabiosile come direi lode a quanti hanno costruito il nucleo intimo del mio paese e della mia cultura. Una parola che ha viaggiato molto, dal cuore perpetuo delle selve, fino all'anima fresca della ceiba [a Cuba, insieme alla palma reale, è questo l’albero sacro per eccellenza; ndr] ove ballano nella notte dei tempi coloro che hanno saputo rendere grandi i suoni della mia isola. Eccoli qua, noti o meno noti, pubblici o misteriosi, gli artefici di un regno inestinguibile: i musicisti delle mie origini".

(2) La genesi del testo di questa canzone è circondata dalle interpretazioni più bislacche. Ma in un'intervista rilasciata molti anni più tardi, lo stesso Matamoros raccontava che l'idea gli venne quando, trovandosi col suo Trio a tenere un concerto a Trocha y San Pedro, sotto le finestre de "La Colonia Española" (un sanatorio), terminata la serenata avrebbe sentito una bimba chiedere alla madre:

... Mamá, yo quiero saber
de dónde son los cantantes
que los siento muy galantes
y los quiero conocer
¿... De dónde serán? Ay, mamá
¿serán de La Habana?
¿serán de Santiago, tierra soberana?


Alla quale domanda la madre rispose:

Son de la loma,
y cantan en llano,
tú verás, ¡ya verás!...


dunque "sono delle colline, e cantano nella pianura", vengono cioè da Santiago ma sono qui, nella capitale, per cantare.

(3) Con cabildos [sorta di 'capitoli', sedi di consiglio] si denotano i raggruppamenti di zona, strutturati in forma di vere e proprie società organizzate, nelle quali si riunivano le popolazioni nere, soprattutto in alcune zone periferiche dell'Avana come La Regla o Guanabacoa, o a Matanzas e Cárdenas. Fu nei cabildos che, alla fine del secolo scorso, si sviluppò il fenomeno delle sette segrete Abakuá.

(4) "E’ nata nello stesso solar [ovvero un gruppo di case popolari unite da uno stesso patio, ndr] in cui sono nato io / è buona come lo sono io / la affascinano le melodie dei sobborghi / e dà tutto il suo cuore / quando sente questo canto // Il guaguancó è la cosa più bella a cui possa invitarci Dio."

(5) "Rumba: che cosa hai fatto alla mia povera moglie?" ... "Mayeya / non voglio che m'inganni / rispetta le collane [allusione ai sacri collares de mazo che si portano, ciascuno con un colore dedicato, in onore degli orishas; ndr] / non giocare coi santi. Non tentare d'ingannarmi con queste storie / perché a Cuba ci conosciamo proprio tutti" ... "Chi non porta il giallo si copre comunque d'azzurro [sempre in riferimento all'adorazione di questa o quella divinità; ndr]" ... "Su, 'ori baba' / di fronte ai santi non devi giocare."

(6) Tres manigüero nel testo: la 'manigua' è l'impervia zona di boscaglia situata ai margini delle catene montuose, nelle zone interne dell'isola, e così come il 'Monte' simboleggia quel terreno che storicamente accolse i negri fuggiaschi, proteggendoli dalla persecuzione e diventandone profondo ricettacolo di tradizioni.

(7) Quijada de burro: si tratta di un primitivo strumento musicale (cfr. Orovio), letteralmente costituito dalla mandibola di un cavallo o di un mulo. L'osso dev'essere completo di denti, che effettivamente "suonano" non appena lo si scuote, o sfrega, o lo si percuote con bacchette.

(8) I "coros de clave" o "cantos de clave" costituiscono un vero e proprio genere cantato, a sé stante ma molto affine alla rumba, creato da gruppi popolari nei quartieri adiacenti alle zone portuali dell'Avana, e poi esteso anche alle città di Matanzas, Cárdenas e Sancti Spiritus.

(9) "Il Son è la cosa più sublime / per divertire l'anima. / Dovrebbe morire / chi non lo considera bello."

(10) "Uscii di casa in una notte d'avventura / in cerca d'un luogo di piacere e d'allegria / oh Dio, quanto mi sono divertito! / trascorrendo la notte nel sopore." ... "A Catalina ho trovato una cosa che non m'aspettavo / la voce di un tale che annunciava: / 'mettici della salsa, mettici della salsa'" ... "In questo canto dichiaro / ciò che dice il mio secondo: / non esiste salsiccia al mondo / come quella che produce il Congo."
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Pachanga

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Inserito il - 02/11/2004 :  19:21:37  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Pachanga  Rispondi Quotando Send Pachanga a Private Message
Approfitto dell'argomento per segnalare qualche Cd di Son, il campo é vasto, ma da qualche parte si può iniziare.

Per chi ne é a digiuno e vuole cominciare dalle fondamenta consiglio la storica compilation dell'Egrem "Son de Cuba" lungi dall'essere esaustiva vi sono cmq alcuni fra i brani fondamentali nelle versioni originali quali "Echale Salsita" e "Suavecito" di Ignacio Piñeiro ed altre perle dei gruppi che furono dell'epoca. In alternativa, sempre dell'Egrem un Cd editato nel '94 del Septeto Nacional di Ignacio Piñeiro dal titolo "Clasicos del Son".

La Vieja Trova Santiaguera fece all'epoca da apripista per il fenomeno Buena Vista, qualcuno si ricorda le serate anche in Romagna in discoteca con i vecchi nella prima metà dei '90?
A me capitò di vederli a quell'epoca anche nella loro Santiago, in quel meraviglioso posto che si chiama "Casa de la Trova" dove trovi perfino al mattino gruppi di Son suonando...per chi va a Cuba un passaggio li é d'obbligo, poi con la permanenza ci si rende conto che il Son é vivo e vegeto e che solo in quella zona i gruppi sono centinaia...

Facendo un salto (e attraverso una voragine) fino ai tempi nostri, il fenomeno Buena Vista ha stimolato di nuovo il genere tradizionale e tanti gruppi di Son sono emersi fra quelli che cmq suonavano nell'ombra sparsi nel *monteadentro* e nuovi ne sono nati.
Ma nella voragine però non posso non nominare il gruppo Sierra Maestra, con il suo cantante super sonero/pregonero, hanno fatto tanti dischi e continuano a farli, vengono spesso in Europa (in Italia nessuno li chiama...) e stazionanao precchio in Spagna, Francia, Inghilterra ad esempio... e se capitano nella vostra sfera, dico che é un delitto non andare a vederli. Così come anche lo storico "Septeto Habanero" rigenerato ultimaente dalla produzione di quel portoghese amante della musica cubana, lo stesso *scopritore* di Polo Montañez, il produttore della "Lusafrica", la etichetta di Parigi, che oltre alla musica africana, ha aperto da qualche anno questa finestra su Cuba.
Superata la voragine di un'infinità di nomi da fare, ma ritengo che approcciare solo con la musica *vecchia* non sia *produttivo*, fra i nuovi del Son voglio nominare "Los Jovenes Clasicos del Son" detti anche "JCS", con Cotò, un bravissimo *giovane* tresero rasta che lavora anche con Maraca e Cubanismo, che ha anche un suo proprio gruppo con cui ha fatto per l'Egrem il Cd "Cotò y su Eco del Caribe". I JCS hanno invece a loro volta già fatto 3 dischi, tutti buoni, da ascoltare e da ballare. Son tradizionale, ma suonato in modo moderno, cioé attuale.
Un altro gruppo fra i giovani é "Asere", se non erro hanno fatto solo 2 dischi.
Tutti questi nominati fanno parte abituale della mia dotazione quando propongo musica, mi piace in discoteca mescolare il Son alla "Salsa" e spesso succede, su quelle note melodiose di essere assediato da bailadores ignari di musica, che mi vengono a chiedere: "ma quella salsa che hai messo prima, dove si può trovare?" facile la risposta, se non si viaggia e si sta comodi a casa, carta di credito e rete. ogni tanto cmq, trovi qua e la qualche disco di Son nei negozi, ad esempio JCS e Sierra Maestra, essendo dentro lo stesso ingranaggio di Buena Vista e cioé produzione inglese, li trovi più facilmente in giro.
Ciao

Pachanga Dj
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marilu



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Inserito il - 02/11/2004 :  20:53:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send marilu a Private Message
cara Shà, hai visto che splendido putiferio hai scatenato col tuo thread sul Son?



(toglietemi la Visa, please!)

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masacote

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Inserito il - 02/11/2004 :  22:26:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send masacote a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da Pachanga

Approfitto dell'argomento per segnalare qualche Cd di Son, il campo é vasto, ma da qualche parte si può iniziare [...]


Alle ottime segnalazioni di Pachanga mi permetto di aggiungere altri due, anzi tre, titoli – non fosse altro perché si tratta di alcuni degli acquisti dei quali da sempre sono rimasto più soddisfatto.

Intanto, sempre parlando di vecchie incisioni, del leggendario "Septeto Nacional de Ignacio Piñeiro" (di cui già Paolo consigliava alcuni album) caldeggio vivamente il cd "50 Anniversario"che contiene venti titoli fra i più famosi di questa storica formazione, nelle loro registrazioni originali che pure suonano semprevive e nitide anche al nostro orecchio moderno e viziato (e questo grazie anche alla buona digitalizzazione delle tracce). Lì troverete praticamente le principali canzoni menzionate nell’articolo di Larrea, come "Échale salsita", "Suavecito", "La cachimba de San Juan", "Son de la loma" di Matamoros, e altre delizie, ad esempio il son tutto habanero "Canta la vueltabajera" e un invasato guaguancó, "Dónde estabas anoche", nell'interpretazione del rumbero mayor Carlos Embale.
Il disco, distribuito dall'etichetta francese Edenways per conto della cubana Egrem, mi risulta sia facilmente reperibile nei principali negozi on-line (lo si trova senz'altro presso Museo Del Disco).

Passando invece a un gruppo... concorrente (per quell'epoca, naturalmente), e cioè il "Sexteto Habanero", non può non venir in mente la figura del grande Félix Chappotín, che integrò tale formazione con la sua grande tromba e avrebbe acquisito in seguito un'enorme notorietà unendosi al "conjunto" di Arsenio Rodríguez, destinato poi a prendere il suo stesso nome una volta che Chappotín ne assunse appunto la direzione musicale.
Bene, parlo di questo grande trombettista perché proprio al suo stile e alla sua orchestra s'ispira un fantastico, caleidoscopico album (recente questa volta) a firma di Mayito – il cantante solista dei Van Van, qui assistito alla produzione da Germán Velazco e accompagnato da strumentisti d'eccezione come altri ex-Irakere (a fianco dello stesso Velazco), Julito Padrón e Abreu alle trombe, Pancho Amat al tres e una base ritmica formidabile, con Roberto Riverón al basso e Yonder Peña ai timbales, oltre al genio Tony Pérez al piano – praticamente la line-up quasi completa dei primi Klimax.
Questo bellissimo cd di Mayito Rivera s'intitola "Pa' bachatear... Chappotín" (label Bis Music) e, a dire il vero, non è soltanto Son quello che vi si trova contenuto, poiché l'opera divaga amabilmente anche su altri versanti musicali tutti appartenenti comunque alla grande tradizione cubana d'epoca: guaracha, guaguancó, bolero, cha-cha-chá. Varrebbe l’acquisto, comunque, soltanto per assaporare, insieme a tutte le altre bontà, la mirabile fusione di antico e moderno che prende forma nella versione magica di un son d'annata come "Aprovecha, pollo" dell'indimenticato Lilí Martínez.

Il che ci porta al terzo disco, un album prodigioso – anch'esso piuttosto recente – intitolato "Esto sí se llama querer / Tributo a Lilí Martínez" (etichetta Unicornio).
Come il titolo suggerisce, si tratta di un omaggio al pianista nativo di Guantánamo che, al pari di Chappotín, incontrò grande fortuna in seno al conjunto di Arsenio, a partire dalla fine degli anni '40, e arrivò ben presto, per parte sua, a esser riconosciuto come il maggior pianista cubano di Son.
L'opera è in realtà progetto ambizioso di un artista che molti di voi sicuramente già apprezzano, Manolito Simonet, che da formidabile amante qual'è nei confronti del Son di tradizione cura alla perfezione gli arrangiamenti di queste splendide versioni oltre a suonarvi il piano, accompagnato per lo più dalla base ritmica del Trabuco (Mora al basso e Roicel Riverón alle pailas), da Miguel de Armas "Pan con salsa" al piano e da uno stuolo notevole di cantanti solisti a spartirsi il prestigioso repertorio, come El Indio (un altro trabuquero), Paulo FG e Issac Delgado (interpreti di due boleros), lo stesso Mayito e quel formidabile sonero de verdad che - oltre ad aver militato in passato nei "Jóvenes Clásicos del Son" già citati da Pachanga - troviamo pure nella recente produzione cinematografica di Wim Wenders: Pedro Lugo detto "El Nene".
Forse non è data occasione più ghiotta di questa per far in un sol colpo la conoscenza dei più grandi sones di Martínez, vale a dire alcuni tra i migliori pezzi in assoluto dei quali la storia musicale cubana possa fregiarsi – "Quimbombó", "Alto songo", "Para bailar este son", "Sazonando", "Tu cosita, mami", "Que se fuñan" – qui rivestiti appena di ornamenti un poco più moderni grazie alla raffinata arte orchestrale di Manolito. Che alla fine, però, riesce nell'impresa non facile di consolidare, anche in epoca attuale, un tributo rappresentativo e fedele alla tradizione che questa storica figura richiama; senza alcuna concessione ai gusti del mercato, ma realizzando alla fine un'opera al tempo stesso severa e affascinante: un blocco di musica pura, granitico come un vero monumento.
¡Que viva la perla del Oriente!

Ferr
(Enterados)
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marilu



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Inserito il - 03/11/2004 :  08:38:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send marilu a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da masacote
Alle ottime segnalazioni di Pachanga mi permetto di aggiungere altri due, anzi tre, titoli – non fosse altro perché si tratta di alcuni degli acquisti dei quali da sempre sono rimasto più soddisfatto.





Ferr, ma allora è una congiura!

ok, Museodeldisco, ci vediamo lì..

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