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Pachanga

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Inserito il - 03/11/2004 :  22:35:39  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Pachanga  Rispondi Quotando Send Pachanga a Private Message
Spendete spendete... la cultura é un ottimo investimento
"El son es lo mas sublime para el alma divertir..."
Cultura con sabrosura ovviamente
ciao

Pachanga Dj
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marilu



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Inserito il - 04/11/2004 :  13:18:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send marilu a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da Pachanga

Spendete spendete... la cultura é un ottimo investimento
"El son es lo mas sublime para el alma divertir..."
Cultura con sabrosura ovviamente
ciao



ah, non preoccuparti, caro Pachanga, sono una genovese atipica, spendo,spendo...e non solo in cultura, neppure chiudermi in casa serve più, on line volano via che è un piacere!!!

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fulito



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Inserito il - 04/11/2004 :  19:34:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send fulito a Private Message
Ciao a tutti !, voglio complimentarmi per la ricchezza di informazioni e suggerimenti. Vi seguo con interesse.

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Sha`



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Inserito il - 10/11/2004 :  17:40:14  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Sha`  Rispondi Quotando Send Sha` a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da masacote

http://www.rgpfm.com/RGPFM_2_0/RGPFM_2_0_SABROSURA/textos.asp?TIPO=5

e poi un grosso ringraziamento a "Shà", che ha fornito un'ispirazione indispensabile per poter riprendere quel filo (ultimamente un po' troppo aggrovigliato) che tanto mi piace dipanare – lunga interminabile avventura vissuta sul tappeto di note del Son: a lei dedico questo piccolo lavoro.
Anche se...:

citazione:
Messaggio inserito da Sha`

Non vedo l'ora di leggerla!


... temo davvero che potresti pentirti d'aver fatto cotanta dichiarazione!
;-)




Pentita ? GIAMMAI! Certamente lusingata per essere stata l'inconsapevole "musa" (posso vero ? si' si', mi piace musa :-)) che ti ha messo al lavoro!
Non so come ringraziarti per la splendida condivisione che ti deve essere costata ben piu' di qualche ora di lavoro, pur appassionante.
Ho guardato il link alla pagina dei Kabiosile di Larrea e mi e' venuto un capogiro da quanto materiale interessante sembra esserci. Dico *sembra* perche' - ahime' - non conosco lo spagnolo piu' di quanto conosca questo universo di note nel quale appena ora mi affaccio stupefatta.

La tua traduzione, che immagino assai impegnativa, mi ha permesso di gustare questa storia proprio come piace a me, cioe' attraverso le parole - prima quelle di Larrea, poi le tue - di chi l'ha amata.

Come non immaginarsi, eh Ferruccio, il gusto che deve aver provato a intrecciare tutte le storie che vi compaiono su un filo rosso comune, quello del Son che attraversa un'isola, tutti gli strati sociali, tutti i generi musicali, tutta la vita delle persone e si proietta ancora avanti.. "327 sones, come colpi inferti al futuro, come germi nel sangue del popolo, destinati a generare il regno dell'allegria; come 327 sorrisi per vivere"

Come non immaginarsi il gusto che devi avere provato tu a cercare di rendere tutto questo comprensibile, provando rileggendo e cancellando.. come non immaginarsi quello che provero' io a fare mia questa storia, e a raccontarla a mia volta quando arrivera' la "musa" giusta..

Grazie ancora!
Sha`

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sublimity

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Inserito il - 04/04/2005 :  14:18:19  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di sublimity  Rispondi Quotando Send sublimity a Private Message
Toc toc...
Ohhps, scusate
Mi hanno informato, vorrei entrare anche io...

Sub...
Cub...
Afr!
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masacote

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Inserito il - 11/05/2005 :  20:10:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send masacote a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da Sha`

*De Cuba Son. Matamoros*
Stasera e' stata la volta di Miguel Matamoros, leggendario autore di Son, interpretato dal Septeto Nacional fondato da Ignacio Pineiro.



Veinte años en mi término
me encontraba paralítico
y me dijo un hombre místico
que me extirpara el trigémino…

... ¡Suelta la muleta y el bastón,
y podrás bailar el Son!

Hace tiempo que vivía
postergado en un sillón.
y hoy corro la población, negra,
más rapido que un tranvía

... ¡Suelta la muleta y el bastón,
y podrás bailar el Son!


Bene, proprio in questi giorni ricorre una data assai significativa per le sorti del Son: l'ottantesimo anniversario del leggendario Trío Matamoros!
[oltre all'ormai prossimo compleanno – il 15 maggio – di una vera... "SoneraMayor" ;-)]

Nel maggio 1925 – quando fondò con Rafael Cueto e Siro Rodríguez la formazione che sarebbe passata alla storia – Miguel Matamoros aveva trentun anni e un passato pieno dei più disparati mestieri, proprio come le romantiche cronache che tanto si adattano a queste biografie un po' romanzate raccontano a proposito d'un altro grande: Ignacio Piñeiro.


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Un... giovanissimo "Trío Matamoros": (da sinistra) Rafael Cueto, Miguel Matamoros, Siro Rodríguez


E così Miguel passò – dall'esser falegname, autista, imbianchino, vasaio, addirittura chierichetto della Chiesa del Cristo – a distinguersi nell'apprendistato della chitarra, dell'armonica e perfino della corneta china usata nei carnevali d'Oriente, animando le feste in musica a Santiago, praticando per strada ed esercitando la sua perizia nelle lunghe sfilze di serenate tenute sotto i balconi del vivo e fervido quartiere popolare de Los Hoyos, dov'era nato.

Lo sviluppo iniziale del Trío non fu impresa facile, soprattutto per la scelta del repertorio che comprendeva, accanto a boleros, habaneras e pasodobles dell'epoca, quei sones che, sì, in capo a pochi anni sarebbero diventati bandiera cubana per eccellenza – ma a quel tempo venivano ancora rigorosamente banditi dagli ascolti in società, se non proibiti con intento dichiarato, in quanto musica «marginale, da baraccone», o bellamente tacciati d'esser «vainas [seccature] de negros».

... Mamá, yo quiero saber
de dónde son los cantantes
que los siento muy galantes
y los quiero conocer
¿... De dónde serán? Ay, mamá
¿serán de La Habana?
¿serán de Santiago, tierra soberana?

Son de la loma,
y cantan en llano,
tú verás, ¡ya verás!...


Ma la popolarità non era lungi dall'arrivare, e i Matamoros vennero ben presto reclutati per soddisfare le platee americane, da quel momento recandosi ripetutamente a New York, dove avrebbe preso piede il corpus delle loro più importanti incisioni discografiche.


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All'epoca d'oro


Molti gli ingredienti musicali, le ricette sopraffine che stanno alla base del loro successo.
Miguel era ottimo cantante e l'arte della chitarra non aveva per lui segreti: tanto grande la sicurezza che sfoggiava nell'arpeggio e il pizzicato (punteo) quanto spiccato il gusto compositivo nel fraseggio e la capacità di accompagnamento col tipico rasguear che rivoluzionò e consolidò lo stile chitarristico di un'intera nazione.
Ma nelle trame strumentali così originali ed espressive del Trío un ruolo di merito altrettanto fondamentale lo svolgeva il tumbao particolarissimo eseguito, con la seconda chitarra, da Rafael Cueto, a realizzare un gioco poliritmico irresistibile [come spiega Helio Orovio nel suo "Diccionario" descrivendone appunto il tumbao che tanto «resaltaba por su eminente sabor cubano», Cueto «aveva creato un vero e proprio modello ritmico, basato su a) il movimento melodico/armonico eseguito con le corde basse b) uno speciale glissando suonato in senso inverso, cioè a partire dalle note acute per finire con la più grave, e c) in aggiunta, la percussione della chitarra stessa – ottenuta con le dita della mano destra completamente aperta – in prossimità dell'apertura della cassa armonica].

Dunque un impianto scarno, quello originario (di soli tre strumenti), ma oltre modo poderoso! Con la trascinante macchina propulsiva animata dallo stile chitarristico tutto speciale di Cueto, e da Rodríguez alle maracas e clave, autentico tappeto volante sul quale si stagliavano scintille, il genio ispirato di Matamoros, capace di fondere – fra i primi – il fascino delll'antico cantare ispanico con i ritmi africani in un crogiuolo dai colori e dalle vibrazioni specialissime, come solo nelle vere opere d'arte accade, quell'andamento musicale irresistibile ed esaltante cui lo studioso Danilo Orozco diede il nome, unico appunto, di "Marcha matamorina".


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Miguel Matamoros dopo il retiro: grande vecchio trovatore


Dopo una vita fortunatamente costellata anche di fasti e successi – all'Avana come a New York – quando infine si ritirò dall'attività Miguel Matamoros volle ritornare nella sua città natale, e culla del son, Santiago de Cuba: lì sposo una vecchia fiamma di gioventù (Mercedes, «la santiaguera de mi amor») e rimase fino alla morte, circondato dall'affettuosa stretta della sua gente.

«Nosotros los trovadores – la più umile categoria, nella quale amava schierarsi questo grande – le cantamos a la vida desde la vida... y desde la muerte le seguiremos cantando a la vida»

[Noi 'trovatori' cantiamo la vita finché siamo in vita, e... quando saremo morti continueremo a cantar la vita!]

Ferr
(Enterados)
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Claude



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Inserito il - 12/05/2005 :  00:12:57  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Claude  Rispondi Quotando Send Claude a Private Message
Grazie Ferr,

Sei sempre così INTENSO!

DJ CLAUDE Y SU SALSA INQUIETA

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beppe59bs

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Inserito il - 12/05/2005 :  00:53:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send beppe59bs a Private Message
Come sempre un grazie a Masacote per i suoi preziosi interventi e a Sha' per questo topic.

Io sono ritornato recentemente da una vacanza/lavoro negli Stati Uniti e non ho perso l'occasione di comperare un bel po' di CD (anche usati). Tra i tanti che ho trovato "Domino" della "Veja Trova Santiaguera" (pagato 5/6 dollari) mi è molto piaciuto e ha costituito gran parte della mia colonna sonora su e giù per le strade della California.

Peraltro lì in una catena di negozi chiamta "Ritmo Latino", presente più o meno in tutte le maggiori città con forte presenza di ispanici, in un raccoglitore con dei CD in promozione/liquidazione ho trovato una collezione di CD denominata "La fábrica del Son" (l'intera collezione è composta da 14 CD) che propone una valida selezione di interpreti e canzoni del panorama musicale tradizionale cubano : ogni CD costava solo 4.95 USD: un autentico affare! Purtroppo ho visto che non sono reperibili su negozi on line, ma se vi dovesse capitare di andare e o avete qualche amico da quelle parti fateveli comperare: ne vale davvero la pena!

Elenco di dove sono i negozi:

http://www.ritmolatino.com/public/Locales/locales.php

Beppe
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marilu



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Inserito il - 12/05/2005 :  11:42:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send marilu a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da beppe59bs

http://www.ritmolatino.com/public/Locales/locales.php

Beppe



Grazie, soprattutto per..l'idea, ho proprio il resto della famiglia che parte per gli Stati Uniti e continuavo a pensare a cosa mettere in valigia invece che cosa chiedere di "riportare" nella stessa, son proprio un po' tonta, compro on line e non preparo una lista per i viaggiatori, a volte si ragiona a compartimenti stagni! Ma grazie anche a Ferr, per il bel seguito del thread, sai una cosa? sono come i bambini, il fatto che il racconto sia accompagnato dalle immagini mi piace tantissimo! ;-)

ZdC

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masacote

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Inserito il - 24/09/2005 :  17:13:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send masacote a Private Message
« ... Y soñé que Benny Moré
me daba su bendición,
y me dio como amuletos
su sombrero y su bastón
pa' que defendiera el Son
¡ahí na' má'! »


(PUPY Y LOS QUE SON SON - "Al final")


In uno dei più bei brani del corso recente di César "Pupy" Pedroso, il giovane ma già grande solista Armandito improvvisando in conclusione di canzone con ispiratissime guías riporta in vita Benny Moré - un sogno che rappresenta, un po' audacemente a dire il vero, il simbolico passaggio di testimone fra i due soneros, in realtà fra due epoche intere, distanti ma legate da nodi profondi nell'amore e la tradizione del Son.

E il leggendario interprete del passato, sulle moderne note della rovente Timba cerrá di Pupy - viene descritto, non a caso, attraverso quegli emblemi che ormai fanno parte della sua inconfondibile iconografia: il sombrero alón - cappello a tesa larga - e l'immancabile bastone, col quale (come abbiamo visto anche nell'aneddoto di Jesús Díaz sui primordi della Rueda) questo incontenibile 'animale da palcoscenico' amava dirigere i suoi orchestrali, ma anche il piquete di ballerini che occasionalmente poteva trovarsi in pista, insieme a gesti, espressioni e in generale tutta una mimica irresistibile che non per niente lo hanno fatto immortalare come "El Bárbaro del Ritmo".

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Sul Benny e la sua prodigiosa "Banda Gigante" si è detto è scritto in abbondanza, e molto materiale di valore è peraltro facilmente recuperabile anche scartabellando nelle biografie e monografie generosamente messe a disposizione, attraverso il web, da studiosi e appassionati.

Per chi fosse interessato a questa figura epocale - che ha segnato fortemente la storia della musica cubana intorno alla metà dello scorso secolo - non intendo aggiungere inutilmente, qui, la copia di quanto è già leggibile e alla portata. Vorrei piuttosto ricordarlo rivisitando alcuni piccoli aneddoti ritrovati anni or sono (quando avevo da poco incominciato a sviluppare una certa curiosità per questo particolare mondo di musica e spettacolo), nel corso di una ricerca che mirava a indagare le origini di una delle sue canzoni più famose: quella Qué bueno baila usted che in molti conosceranno soprattutto grazie a certe recenti riprese da parte di artisti come Ibrahim Ferrer, Oscar D'León, o i "Todos Estrellas" di Mayito Rivera e Aramis Galindo - tutti personaggi che, evidentemente, Benny Moré l'hanno sempre nel cuore.



« I racconti che ritroviamo in certi episodi tramandati sono in sé dei fatti ben piccoli e insignificanti nel quadro generale, nel grande schema, eppure dimostrano come ogni sonero nasconda dietro di sé una storia caratteristica e profonda » - Abel Delgado


¡QUÉ BUENO BAILA USTED!


Il testo di "Qué bueno baila usted" è stato, nel corso del tempo, oggetto di variazioni, aggiunte e trasformazioni da parte dei diversi autori che via via si sono cimentati nell'impresa di ricopiare la canzone (composta da Benny Moré e arrangiata dal grande
trombonista della sua band, Generoso "Tojo" Jiménez), convertendola
talvolta in un moderno tributo alla figura del cantante da tempo scomparso. 'Credo che tu non te ne sia mai veramente andato, Benny...'; un esempio più che notorio di tutto ciò è l'affettuoso saluto di D'León:

« Creo que tú no te has ido, Benny,
de este mundo tan hermoso,
que no olvida la figura
de este cantante famoso.
Pasarán generaciones
para dejar de recordarte,
yo te admiro, tus canciones
y también como las cantaste.

Coro: Castellano, qué bueno baila usted

Muchos te han cantado, Benny,
con respecto y simpatía,
unos con sinceridad
y otros con hipocresía.
Yo nunca te vi en persona
como la gran mayoría,
pero al cantar tus canciones
siento lo que tú sentías.

Coro: Castellano qué bueno baila usted

¡Pero qué lindo y bueno baila usted!
Benny Moré, ¡qué banda tuvo usted!
Generoso, Generoso...
¡Santa Isabel de Las Lajas, qué orgullosa es!
por lo que le dejó grabado Benny Moré »


La natura dell'improvvisazione del resto era già presente fin dall'inizio, nel cantato stesso del Benny, che oltre che al Castellano(s) (come vedremo) si rivolgeva, inventando su due piedi divertenti estribillos, ai vari membri di quell'"Orchestra Gigante" - da lui chiamata tribu) - che lo accompagnava. Come nei versi che magnificano il maestro di trombone Generoso Jiménez, che Moré omaggiava col suo: ¡Generoso, qué rico toca usted! ['come suoni bene, Generoso!'].

Differenti e variegati, nel corso del tempo, anche gli arrangiamenti musicali dedicati a questo splendido pezzo.
Si pensi a certi originalissimi remake anche di stampo recente, come quello del gruppo canoro Vocal Sampling, o ancora qualche rifacimento più bizzarro, per esempio quello in chiave hip-hop del giovane cubano X Alfonso.
Il carattere più godibile che però ci piace ricordare risiede nella sua essenza, semplice e primigenia, di son montuno, e quella tipica progressione di accordi che infonde enfasi e dinamico movimento anche a tanti motivi di salsa moderna (oscillando sull'altalena I-IV-V-[IV], che in un gioco senza fine gonfia in continuazione la tensione armonica per poi risolverla).
Come è stato definito il brano: « un unico, grande crescendo che non esplode mai del tutto, eppure sposa perfettamente le radici e i ritmi africani della Cuba negra con la musica jazz sfoggiata dalle grandi orchestre ».

Ma... chi era questo Castellano, o Castellanos, che ballava in maniera tanto particolare e attraente da meritare il sentito omaggio del Nostro??

Dovendo intraprendere l'indagine, tutto appare ambiguo, a cominciare dalla dizione: va infatti tenuto presente che l'accento cubano, come accade anche in altre parti dei Caraibi, nella resa vocale spesso smorza o elide del tutto la lettera 's' (tipicamente in finale di parola o davanti ad altre consonanti sonore).
In secondo luogo - e giusto per alimentare la confusione - pensiamo al fatto che Castellano(s) è un nome famigliare estremamente diffuso nel mondo di lingua ispanica, ma nello stesso tempo denota comunemente anche il tipo spagnolo (personaggio, carattere, linguaggio, ecc.) originario della Castiglia, come potrebbe essere un madrileno.

Una fra le spiegazioni più attendibili proviene di fatto dalla viva voce del già citato Generoso "Tojo" Jiménez (qui in una foto di questi ultimi anni)

[visualizzazione immagini disabilitata]


il quale, in intervista recente, indicava in un non meglio identificato « animatore spagnolo », esibitosi durante una tournée della band di Benny Moré, il destinatario del tributo:

« [...] Quando la collaborazione con Benny Moré ebbe inizio, e io iniziai a orchestrare per lui gli arrangiamenti dei vari brani, stabilii alcune condizioni: dovevano esserci quattro trombe e tre tromboni, e sarei stato io a selezionare la sezione degli ottoni [los metales]. Scelsi i migliori suonatori di tromba e trombone del Paese. Mi ritrovai così a dirigere l'orchestra, e anche le improvvisazioni che eventualmente venivano chiamate; e uno dei primi tre o quattro arrangiamenti che feci per lui fu quello di Generoso, qué bueno toca usted.
« La prima volta che lo suonammo fu in Venezuela nel 1956, nel programma televisivo 'La Manteca Carnaval'. Andammo praticamente allo sbaraglio, poiché avevamo perso per strada sei o sette componenti della band, e i musicisti del luogo non conoscevano affatto il repertorio della nostra orchestra. Arrivati in sito, ci incontrammo col tizio addetto al contratto e questi ci portò allo studio televisivo. Una volta lì concertammo il da farsi e scegliemmo i pezzi più facili. Dopo aver suonato quei sei brani, venne però il momento in cui ci guardammo domandandoci 'e ora che cosa facciamo?'.
« Così decidemmo per una descarga nella quale improvvisare tutto ciò che conoscevamo. Gridammo in direzione del pianista "Johnny, fire it up!" - fai fuoco! - lui partì con la musica e lo spagnolo [Spaniard nel testo, ndt], che era senz'altro il personaggio più originale dell'orchestra, si alzò e iniziò a ballare, in particolare distinguendosi proprio nel ballo eseguito durante l'ultimo pezzo.
« Bene, è lì - che balla e suona il güiro - e a un tratto Benny si mette a cantare al suo indirizzo "Castellano, qué bueno baila usted ('come balli bene, spagnolo!'), señor qué bueno baila usted, señor qué bueno baila usted", dopodiché a un suo cenno io prendo a improvvisare al trombone e lui passa allora a cantare "Generoso, qué bueno toca usted", e a un altro suo gesto mi metto a cantare io stesso "Beny Moré, qué banda tiene usted"! ('che grande gruppo hai, Beny Moré!').
« Lì entrò poi il mambo, con la sezione dei fiati, e a quel punto perfino l'operatore addetto alle riprese stava ballando, e il pubblico pure ballava sul palco, e quando arrivarono a scorrere i titoli di coda noi eravamo ancora lì a suonare...
« Un anno dopo averlo improvvisato in quel modo unico, registrammo il pezzo ».

Che racconto! non sembra forse di vederli?!

Al qual proposito, altrove si legge che - nonostante Generoso, come lui stesso narra, fosse a un certo punto diventato leader, arrangiatore, compositore e trombonista capo della tribu di Moré - il 'sonero principe' di fatto non lo presentava mai al pubblico, come invece è consuetudine (anche reiterata) in questo genere di spettacoli.
Nessuna presentazione ufficiale, dunque - tuttavia succedeva, e succedeva sempre, che nel bel mezzo di una qualche canzone Benny si rivolgesse all'altro col suo "Generoso, qué bueno toca usted" suscitando in tal modo il saluto e gli applausi della folla. Un segnale cui seguiva, simile a un geyser in eruzione, l'a-solo esplosivo, scoppiettante del trombone... nello stesso tempo la maniera più "musicale" possibile per dar voce in qualche modo a un debito di riconoscenza.
Jimenéz, per inciso, era un ben carismatico personaggio e, a quanto pare, lo è rimasto anche in apparizioni recenti: « Generoso, il vecchio seduto sulla sedia a improvvisare col trombone, come se non avesse 84 anni... », così lo descriveva l'amico Pachanga in occasione della tournée di Oscar D'León, che lo ebbe in qualità di ospite d'onore, durante l'estate 2001.

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Non tutte le campane, però, come ora vedremo, riprendono le memorie del racconto divertito riportato da Jiménez: che questo castellano fosse proprio il güirero e ballerino spagnolo di cui s'è detto viene infatti messo in dubbio da molte altre fonti.

Intanto, par bene che Benny Moré imparò molto precocemente a suonare la chitarra e il tres grazie all'opera di maestro prestata da un musicista che si chiamava appunto Castellanos. C'è chi parla di un certo Alejandro Castellanos, chi invece di Israel Castellanos. Ulteriore confusione nasce dal fatto che tal Israel Castellanos fu comunque, in epoca più tarda, uno dei componenti della Banda di Benny Moré - ma in qualità di "integrante y delegado" a quanto è dato sapere.
E a detta di queste stesse fonti, Benny a titolo di riconoscenza avrebbe dedicato la sua CastellanoS qué bueno baila usted proprio a un simile personaggio...

Altra versione disorientante è quella fornita da uno studioso e appassionato che scriveva tempo fa sul ng internazionale R.m.a.l., César Norberto Díaz:

« [...] Ho sentito un racconto leggermente diverso riguardo alle circostanze in cui fu composta questa melodia.
« Secondo il compositore portoricano Curet Alonso, [il leggendario "Tite"; ndt], durante un periodo che Benny Moré trascorse a Puerto Rico venne messa in programma una sua apparizione in uno spettacolo televisivo a Telemundo, alla quale avrebbe partecipato anche un attore/ballerino di nome Americo Castellano.
« Come al solito, Benny arrivò all'ultimo minuto. Per qualche motivo il brano che la band di casa, Rafael Cortijo y su Combo, stava eseguendo in quel momento non gli piacque per niente, e così improvvisò su due piedi il motivo Qué bueno baila usted, dedicandolo appunto all'ospite del programma. Ho sentito questa storia in un'intervista rilasciata da "Tite" ad Afropop Worlwide qualche anno addietro. Secondo lui è lì che successe la cosa.
« E tra parentesi, Rafael Cortijo ha anche registrato, intitolandola Cortijito (... qué combo tiene usted) , una sua versione di questo brano compresa nell'album "Quítate de la vía Perico" ».

E che dire, infine, di quanto riportato da Abel Delgado (l'articolista già citato in testa al racconto), il quale si rifà addirittura a un improbabile versione paterna ove viene tirato in ballo, fra strana piaggeria e ridicolezze, el alcalde - il sindaco dell'Avana di quell'epoca?

« Secondo una storia raccontata da mio padre Beny Moré avrebbe composto di getto questa canzone nel momento in cui gli fu detto che avrebbe dovuto intraprendere una tournée sponsorizzata da Castellanos, all'epoca sindaco dell'Avana.
« Ma ahimé a Benny piaceva bere, e ai concerti,per tale motivo, si presentava sempre molto tardi. Pare che lo facesse così di frequente che le locandine che pubblicizzavano i suoi spettacoli citassero a volte ¿Vendrá Benny Moré? ('verrà Benny Moré?') se è vero che spesso, addirittura, finiva per saltarli del tutto.
« Così una volta che, come al solito, Benny è in ritardo, il sindaco in persona - che era comunque un tipo salace e un buon ballerino - dà il la alla band lanciando l'improvvisazione su un riff musicale, s'inventa lì per lì il motivo e... si mette a ballare! »

E non è raro, in effetti, leggendo bollettini d'altri tempi, imbattersi nel nome di Castellanos (il sindaco) come promotore di concerti e spettacoli di danza folklorica. Personaggio che, appunto, ingaggiò tra gli altri anche Benny Moré il quale dunque lo avrebbe poi ricambiato a modo proprio, immortalandolo in musica come un eccelso ballerino.

?

Insomma...
Non è magari possibile che alla fine tutte queste versioni stiano ugualmente in piedi senza comunque doversi escludere a vicenda?
Intendo dire: non può darsi che, dopo aver creato - anche di getto -
il motivo, il tributo, l'homenaje indirizzato a quel dato personaggio, in quella precisa occasione, su quella falsariga poi Benny ogni volta... in qualche modo "marciasse", approfittando via via delle circostanze per variare, modificare, storpiare il suo stesso ritornello e adattarlo ai personaggi del caso?

Proprio come si fa al giorno d'oggi: nel rap, nella timba, ma anche nella salsa stessa in tutte le sue accezioni, lanciandosi nel gioco ripetitivo ma sempre nuovo dei riferimenti, delle citazioni e delle autocitazioni - citazioni del testo, e anche delle melodie.
Quel gioco che fa di questo mondo musicale un terreno sempre vivo, capace appunto di riportare in vita e al tempo stesso rinnovare attraverso le più bizzarre, geniali mutazioni i vecchi, buoni motivi e ritornelli.
E' così che una sostanza musicale talvolta datata, apparentemente dimenticata, riesce invece a mantenersi viva, sempre affascinante, irresistibile, contagiosa.

Grazie al Benny, grazie ai talenti di oggigiorno!



« Aún ahora, casi cuarenta años después de su muerte,
no hay lugar en el mundo en el que cuando se reúnan dos cubanos frente a una botella de ron,
no se haga un brindis por el Benny »

- Guillermo Cabrera Infante

(Ancora adesso, quarant'anni dopo la sua morte,
non c'è posto al mondo dove due cubani che si incontrano davanti a una bottiglia di rum
non facciano un brindisi per il Benny)


Ferr
(Enterados)
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Claude



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Stato: offline

Inserito il - 24/09/2005 :  22:34:10  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Claude  Rispondi Quotando Send Claude a Private Message
Masacote dovrebbe scrivere un libro: I MIEI POST!!!

DJ CLAUDE Y SU SALSA INQUIETA

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Tula



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Inserito il - 28/09/2005 :  15:18:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send Tula a Private Message
Ecco, ieri sera ho frequentato la mia prima lezione di son, a parte qualche assaggio in qualche stage era la mia prima volta e sono gia in estasi!

La dolcezza e l'intensità dei movimenti, mai esagerati, mi fanno prevedere un percorso pieno di soddisfazione.

Alla fine della lezione sono stata contenta di accodarmi al gruppo di quelli che chiedevano musica su cui esercitarsi e segnalo quindi il cd indicato dal mio maestro (Albertico Calderon): Dundunbanza dei Sierra Maestra, in particolare il terzo brano No Me Llores che è bello lento e struggente..
http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/B0000023V9/qid=1127912280/sr=2-1/ref=pd_bbs_b_2_1/002-2359389-4685603?v=glance&s=music.

Una cosa curiosa: Albertico diceva che è solito usare il secondo brano (che da il titolo al cd) come base anche per i corsi di salsa, perche le sillabe cantate sono ben scandite e aiutano a ritmare i passi, dun-dun-ban-za al posto che un-due-tre-quattro.

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masacote

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Inserito il - 28/09/2005 :  15:50:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send masacote a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da Tula

[...] segnalo quindi il cd indicato dal mio maestro (Albertico Calderon): Dundunbanza dei Sierra Maestra, in particolare il terzo brano No Me Llores che è bello lento e struggente.
Una cosa curiosa: Albertico diceva che è solito usare il secondo brano (che da il titolo al cd) come base anche per i corsi di salsa, perche le sillabe cantate sono ben scandite e aiutano a ritmare i passi, dun-dun-ban-za al posto che un-due-tre-quattro

Non a caso stai parlando delle scelte musicali di un Albertico...
[ciao Tula!]
I brani che hai citato sono davvero splendide, struggenti - come dicevi - versioni dei Sierra Maestra, uno dei maggiori gruppi cubani contemporanei a mio avviso. L'album menzionato, poi, è uno tra i loro migliori anche dal punto di vista dell'incisività della produzione.

Sia Dundunbanza sia No me llores appartengono al repertorio composto dal grande Arsenio Rodríguez, padre per eccellenza del Son, che le inaugurò negli anni '40 col suo formidabile conjunto. Son montuno del più saporito.

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"Dundunbanza" (una piccola curiosità intorno alla genesi di questa canzone) par bene che fosse uno spirito folletto non poco... dispettoso, incollato come un'ombra minacciosa alle sorti del buon Arsenio. Poderosi colpi di tres erano però più che sufficienti a scacciarlo!

Ferr
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Claude



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Inserito il - 28/09/2005 :  21:56:18  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Claude  Rispondi Quotando Send Claude a Private Message
Oh!

Ma che bel dischino....

Mi sembra di conoscerlo ;-)

DJ CLAUDE Y SU SALSA INQUIETA

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Pachanga

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citazione:
Messaggio inserito da Tula

Ecco, ieri sera ho frequentato la mia prima lezione di son, a parte qualche assaggio in qualche stage era la mia prima volta e sono gia in estasi!



Fa piacere vedere che non tutti sono orbi...
qualcuno si lamentava da un'altra parte delle saccoccie piene dei maestri nel peregrinare degli allievi per imparare cose diverse fra un corso e un altro e io gli ho detto che cmq chiunque ha la possibilità di scegliere prima dove andare a imparare...
Tu sei andata fra il meglio del meglio per imparare a ballare il Son (ma se guardi bene li insegnano anche altre cose, cioé tutto il resto di quello che c'é da sapere e imparare...).
Se consideriamo che il Son é il progenitore della Salsa, se impari bene e viaggi il mondo vedrai che ti torneranno molto utili ste lezioni.
Senza togliere niente a nessuno, quando ero a Milano a fare il Dj, in pista c'erano delle persone che ballavano e con alcuni mi sono sbagliato spesso ritenendoli dei cubani veraci, di fatto erano milanesi e quasi sempre allievi della scuola di Albertico.Siccome era un bel vedere e tutti *acculturati* sulla musica faccio il tifo:
W Albertico e W Dundumbanza!!!
Pachanga

Pachanga Dj
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