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LUX



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Inserito il - 18/03/2009 :  08:09:38  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di LUX  Rispondi Quotando Send LUX a Private Message
Ciao
non so come andrà a finire questa storia e poco mi interessa. Mi importa però la molteplicità dei contenuti insiti nella notizia, che riportano, in qualche modo, agli accadimenti degli ultimi tempi. Avendo seguito la questione dall'inizio, e ricordando come il vescovo ne uscì, non ne sono affatto sconvolto intellettualmente, dato che è appurato e confermato che la "robba" intesa come possesso materiale di danaro (possibilmente pubblico) e come possesso della vita altrui, è pratica oramai antropologicamente acquisita e benevolmente tollerata dai vertici vaticani, piuttosto resto ferito ancora una volta dall'atteggiamento sommesso e genuflesso dei cosiddetti pro-vita, pro pro pro pro che tanto sbraitare e decretare hanno fatto contro la trasparenza delle battaglie del diritto dei vari Coscioni, Welby, Nisoli Englaro. AL posto della levata di scudi dei vari Vespa e compagnia bella, il silenzio dei commercianti farisei che vendono sottobanco "stà robba" esponendo su candide tovaglie candele e incenso e volano in aereo accompagnati da mostri di corruzione e illegalità e morte.
E questo fa male veramente al credente additato miscredente.



In 27 rinviati a giudizio per le truffe della casa di riposo Papa Giovanni XXIII
Aperta una nuova inchiesta su 12 pazienti "scomparsi" e 15 "possibili assassinii"

Cosenza, sparizioni e sospetti omicidi
Così si moriva nella clinica degli orrori

dall'inviato ATTILIO BOLZONI

SERRA D'AIELLO (COSENZA) - C'è una casa degli orrori sulle montagne calabresi. Dove in tanti scompaiono, dove in troppi muoiono. E' un ricovero per derelitti e ripudiati di ogni specie che è diventata reggia per un prete e discarica umana per chi c'è finito dentro. Truffe, imbrogli, saccheggi e ora, ora anche il sospetto di alcuni omicidi. Donne e uomini che non si trovano più. Qualcuno sta indagando per scoprire che fine hanno fatto in ventisette. Dodici sono spariti, per altri quindici l'ombra di una morte violenta. Il luogo del mistero è Serra D'Aiello, paesino di settecento abitanti aggrappato all'appennino aspro che da Cosenza scende a strapiombo verso il mare di Amantea e la piana di Falerna.

La casa degli orrori è nascosta là sopra, in tre casermoni di pietra grigia incastrati uno dentro l'altro che dieci anni fa davano riparo a 900 degenti e oggi a quasi 300. Giovani e vecchi, malati, invalidi, mutilati, paralitici, matti veri e matti presunti, tutti soli dalla nascita o abbandonati dalle famiglie, molti con un piccolo patrimonio personale che è stato inghiottito nelle casse di una fondazione religiosa. Ma dopo i raggiri alla Regione e le ruberie ai pazienti, i carabinieri stanno cercando di ricostruire le "morti sospette". Da qualche mese il sostituto procuratore di Paola Eugenio Facciolla ha formalizzato un'inchiesta su quei 12 scomparsi e su 15 "possibili omicidi". Poi ci sono almeno altri cento casi di pazienti che hanno subito lesioni gravi. E non solo una volta. Gli investigatori ipotizzano che dentro all'istituto Papa Giovanni XXIII avrebbero fatto sparire uomini e donne per appropriarsi dei loro beni.

Ci sono anche un paio di anonimi arrivati ultimamente in Procura che parlano "di un traffico di organi". Quanto sia vera fino in fondo questa storia lo svelerà il futuro dell'inchiesta giudiziaria, intanto però la storia raccontiamola dall'inizio. Dal luglio del 2007. Dal giorno che don Alfredo Luberto è stato sospeso a divinis dopo cinque mesi di arresti domiciliari.
I finanzieri ci hanno messo dodici ore per fare l'inventario delle "cose" trovate nella bella casa di don Alfredo. Disegni di De Chirico, scatole piene di ori e argenti, preziose stilografiche, una rara collezione di orologi, un leggìo scultura di Giacomo Manzù, mobili di lusso, una sauna e una palestra in mansarda. E ci hanno messo qualche giorno per scoprire che quel prete, presidente dell'istituto Papa Giovanni XXIII - casa di ricovero di proprietà della curia arcivescovile di Cosenza nata "per curare malati cronici o con problemi psichici" - era il ras del manicomio lager dove molti pazienti erano trattati come bestie. Nel silenzio di tutti, nell'omertà di un paese intero.

Lasciati per giorni in mezzo alla sporcizia, le zecche in corsia, epidemie di scabbia, letti sgangherati, coperte che non c'erano, finestre senza vetri, cessi che nessuno puliva mai. All'istituto di Serra D'Aiello, negli anni Novanta quasi duemila dipendenti fatti assumere dai politici di ogni colore della provincia, la Regione Calabria versava per ogni ricoverato una retta giornaliera dai 110 ai 195 euro. Quello che lì dentro spendevano realmente per i malati - l'hanno certificato i periti nominati dalla procura di Paola - andava dagli 8 agli 11 euro al giorno. Gli altri soldi se li tenevano don Alfredo e pochi altri. Succedeva di tutto con il denaro che non arrivava mai a chi doveva arrivare. Cinquanta euro al giorno di contributi regionali per l'"assistenza spirituale" o cinquanta euro al giorno per l'"assistenza religiosa", a volte i malati non avevano però neanche da mangiare. L'accusa ha calcolato che in pochi anni gli amministratori della fondazione si sono impossessati di 13 milioni di finanziamenti e di altri 15 milioni di contributi mai pagati. In un primo momento è stato indagato anche l'ex vescovo di Cosenza Giuseppe Agostino ("Avrebbe dovuto vigilare e invece firmava carte per conferire a don Alfredo il dominio perpetuo sull'istituto Papa Giovanni"), poi il monsignore è uscito incolpevole dalle indagini. A rinvio a giudizio - deciso proprio ieri - andranno in 27 per associazione a delinquere e truffa e appropriazione indebita. Il primo della lista è il "prete dell'Harley Davidson". L'altra passione di don Alfredo: le motociclette americane.

Dopo lo scandalo dei soldi sono saltate fuori le cartelle cliniche taroccate. Centinaia sembravano compilate in fotocopia, tutte uguali. Come le diagnosi. Tutte uguali anche quelle. Per chi aveva problemi alle gambe o per chi aveva problemi alla testa. Altre cartelle cliniche non si sono mai trovate, altre ancora hanno fatto partire le nuove indagini sulle morti sospette. "Ci sono casi di fratture multiple mai trattate", racconta un investigatore. La relazione dei periti e, nel settembre del 2008, l'apertura della nuova inchiesta sugli scomparsi di Serra D'Aiello.

Dal 1997 sono cominciati a svanire nel nulla i primi pazienti. E il primo fra i primi è stato un certo Bruno. Poi è toccato a una donna (il suo nome è ancora top secret), poi a Domenico Antonino Pino. Lui aveva ventinove anni, era rinchiuso al Papa Giovanni da dodici. Una notte dell'estate del 2001 qualcuno è entrato nella stanza dove dormiva e se l'è portato via con la forza. Il suo compagno di ricovero ha riconosciuto due uomini in camice, nessuno gli ha creduto. "E' matto", hanno detto. I parenti di Domenico Pino per anni l'hanno inutilmente cercato. Qualcuno dell'istituto è arrivato a dire "che se n'era andato con le proprie gambe": Domenico era immobilizzato da bambino su una sedia a rotelle. Dopo di lui è scomparso un certo Di Tommaso, poi un certo Pollella, poi un certo Tiano. E un altro e un altro ancora. Fino al dicembre scorso. L'ultimo sparito di Serra D'Aiello è un uomo di 68 anni.

"Lo so anch'io di quest'ultimo scomparso e anche di Domenico Pino", dice il sindaco Antonio Cugliotta. Di scomparsi, solo di scomparsi si parla sottovoce in questi giorni nel paese sulle montagne calabresi. In piazza. Nei vicoli che si inseguono fino ai boschi. Nella strada davanti al Papa Giovanni dove ora i 550 dipendenti, con anni di stipendi arretrati, protestano perché non arrivano più soldi dalla Regione. Dice il proprietario del bar "centrale" Amerino Sendelli: "Vivo qui da prima del 2000, tutti sanno di quelle scomparse e tutti tacciono per paura". Dice Francesco Provenzano, carpentiere: "Tutti hanno paura". Dicono tutti: "Tutti hanno paura". E' il mistero di Serra D'Aiello.

(10 marzo 2009)
http://www.repubblica.it/2009/03/sez...a-cosenza.html

manny



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Inserito il - 18/03/2009 :  19:29:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send manny a Private Message
Purtroppo la crudeltà umana non ha mai fine.
Sono d'accordo con i tuoi commenti e mi rimane la tristezza di un paese che sapeva e che non ha fatto nulla "per paura", neanche i familiari delle persone ricoverate.
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elnono



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Inserito il - 18/03/2009 :  20:27:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send elnono a Private Message
O letto e sentito del fatto dai media, ma personalmente una cosa non riesco a capire. Se muore una persona rimane pur sempre il corpo che molto probabilmente avrà pure dei parenti da qualche parte, non credo che fossero tutti abbandonati a se stessi.
Mi pare strano che nessuno si sia mai accorto di nulla neppure i parenti o il personale ospedaliero in primis.
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LUX



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Inserito il - 19/03/2009 :  08:19:51  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di LUX  Rispondi Quotando Send LUX a Private Message
Strano questo silenzio nel forum dei precettori della sacralità della vita, davvero strano. Anzi no, è in linea con chi ha taciuto e sapeva e non ha fatto nulla.
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compagnio di merengue

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Inserito il - 19/03/2009 :  19:56:54  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di compagnio di merengue  Rispondi Quotando Send compagnio di merengue a Private Message
citazione:
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Strano questo silenzio nel forum dei precettori della sacralità della vita, davvero strano. Anzi no, è in linea con chi ha taciuto e sapeva e non ha fatto nulla.



L'esempio dovrebbe venire dall'alto...vero..ma sono esseri umani che sbagliano e dovrebbero essere puniti per i loro errori (questo lo voglio sottolineare) ed è ingiusto e controproducente per questi signori stare zitti e non condanare tali azioni....anche il Papa dal mio punto di vista dovrebbe sprimere la sua opinione di condanna in modo fermo e deciso...per i familiari non so...sinceramente se si sono resi conto e hanno taciuto per paura di eventuali ritorsioni oppure erano all'oscuro di tutto..oppure non gli interessava affatto dei loro "cari"

W IL MERENGUE
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chanchan

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Inserito il - 19/03/2009 :  22:00:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send chanchan a Private Message
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Messaggio inserito da LUX

Strano questo silenzio nel forum dei precettori della sacralità della vita, davvero strano. Anzi no, è in linea con chi ha taciuto e sapeva e non ha fatto nulla.


Forse il silenzio è dovuto dal fatto che è ovvio che tutti noi condanniamo simili fatti, non credo sia necessario dirlo esplicitamente, mi sembra inutile intervenire per dire cose ovvie.

E' vero che quello che è ovvio per me potrebbe non esserlo per qualcun altro: tempo fa in questo forum mi sono trovato a ripetere più volte che chi non è morto è vivo (c'era qualcuno che sosteneva il contrario), poi ho cercato di far notare, senza offendere, che punire un malfattore sodomizzandolo come alcuni auspicavano forse è una cosa un pochino incivile, poi mi sono impegnato a dimostrare scientificamente che avere rapporti sessuali occasionali usando il preservativo è più rischioso che non averli affatto, perché tu mi chiedevi delle prove scientifiche.

Ora, se c'è qualuno che sostiene il contrario, io potrei anche intervenire in questo thread e dire che secondo me uccidere i malati in una clinica e farli sparire è una cosa brutta, ma se siamo tutti d'accordo mi sembra inutile starne a discutere, non trovi?
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chanchan

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Inserito il - 19/03/2009 :  22:32:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send chanchan a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da compagnio di merengue
anche il Papa dal mio punto di vista dovrebbe sprimere la sua opinione di condanna in modo fermo e deciso...


Il vescovo ha già da anni sospeso il prete responsabile, prendendone apertamente le distanze.
Il papa, se dovesse pronunciarsi esplicitamente su ogni singolo crimine commesso a un qualunque prete nel mondo, probabilmente non avrebbe tempo per fare altro, ma qual è la sua linea al riguard lo ha detto fin troppe volte...
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il_paki



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Inserito il - 20/03/2009 :  19:00:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send il_paki a Private Message
citazione:
Messaggio inserito da chanchan


E' vero che quello che è ovvio per me potrebbe non esserlo per qualcun altro: tempo fa in questo forum mi sono trovato a ripetere più volte che chi non è morto è vivo (c'era qualcuno che sosteneva il contrario), poi ho cercato di far notare, senza offendere, che punire un malfattore sodomizzandolo come alcuni auspicavano forse è una cosa un pochino incivile, poi mi sono impegnato a dimostrare scientificamente che avere rapporti sessuali occasionali usando il preservativo è più rischioso che non averli affatto, perché tu mi chiedevi delle prove scientifiche.




Per fortuna le cose scritte sono ancora lì a dimostrare che questo riassunto è in alcuni casi alquanto riduttivo e non del tutto aderente alla realtà.
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LUX



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Inserito il - 24/03/2009 :  15:05:46  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di LUX  Rispondi Quotando Send LUX a Private Message

Verona, abusi sessuali: 60 sordomuti accusano religiosi di un istituto
Il Giornale di Vicenza, 23 gen 09

Un’inchiesta dell’Espresso rivela una serie di eventi che sarebbero accaduti al “Provolo” di Verona in 30 anni. Ma non ci saranno indagini

di Fabiana Marcolini

Gli ultimi episodi risalgono al 1984. I denuncianti, tra cui tre vicentini, indicano 25 religiosi. Oggi conferenza alla Camera, presenti le vittime---L’istituto Provolo, in passato, ha ospitato i ragazzi sordomutiDall’ultimo episodio di abuso sessuale su un ragazzino sordo sono passati 25 anni. Lo denunciano in 60 ex allievi. La vittima più giovane ora ha 41 anni ed è solo una delle 15 persone, tra cui tre vicentini, che hanno filmato e registrato le testimonianze di quel che subirono all’interno dell’istituto religioso di cui erano ospiti: l’Antonio Provolo del Chievo. Testimonianze agghiaccianti, racconti di violenze sessuali ma anche sodomia, sevizie e botte che rappresentavano la quotidianità per decine di bimbi sordi, figli di famiglie non abbienti affidate a quell’istituto gestito da religiosi che fino agli anni Ottanta era stato un modello internazionale. Venticinque i sacerdoti, alcuni ormai anziani ma ancora in servizio nell’istituto, indicati con nomi e cognomi quali autori delle brutalità. Ma oltre a loro, coinvolti negli abusi ci sarebbero anche alcuni fratelli laici presenti nella struttura. Tutto scritto e registrato e inviato a [FIRMA]L’Espresso che ieri ha anticipato parte del servizio che sarà pubblicato sul numero in edicola oggi.E sempre oggi, a Roma, chi ha raccontato di violenze e sevizie sarà presente alla conferenza stampa organizzata alla Camera dei deputati dall’onorevole Russo del Partito Democratico. Loro, gli ex allievi dell’istituto Provolo, non mancheranno. Ormai il muro del silenzio è stato abbattuto, dopo che quel che avveniva era stato comunicato sia all’Ens che alla Curia che a monsignor Giampietro Mazzoni, il magistrato del tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. Comunicazioni che non ebbero seguito nè reazioni. Quando poi due anni fa, in via Rosmini, venne istituita la casa famiglia (gestita dagli stessi religiosi) destinata ad accogliere bambini sordi con disagi familiari, negli ex alunni del Provolo scattò la ribellione. Fu il timore che qualcun altro bimbo potesse subire quel che loro avevano subìto a squarciare il velo del silenzio, e se è pur vero che ora la struttura è interamente gestita da laici al vertice ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria che dipende solo dal Vaticano.Partì da qui la decisione drammatica di raccontare, di rivelare quanto segretamente custodito nell’animo e nella mente per anni, almeno trenta. Perché all’interno delle stanze di un collegio a metà strada tra un seminario e un istituto di detenzione, gli abusi sessuali sui piccoli ospiti avrebbero rappresentato la regola. Non scritta ma rimasta drammaticamente tale per decenni. E se fino a qualche anno fa hanno taciuto, cercando di ricostruire interiormente quelle lacerazioni senza coinvolgere i loro cari in un dramma mai cancellato, ora, dopo lo scandalo che in America ha costretto il Vaticano a prendere posizione contro la pedofilia all’interno delle istituzioni religiose, hanno parlato per «evitare che le stesse cose si possano ripetere». Questa la ragione di una confessione collettiva che parla di vicende vissute e non comunicate agli altri, patite senza che nessuno parlasse per vergogna e timore di quel che avveniva nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto piuttosto che nelle camere dei sacerdoti. Anni di incubi, storie diverse ma quando riacquistarono il coraggio di parlare la scoperta fu drammatica: quello era stato un incubo condiviso.Troppi anni senza una denuncia, senza uno scritto inviato all’unico organo, a questo punto, in grado di intervenire: la magistratura. E il «ciclone Provolo» non porterà con sé indagini e avvisi di garanzia per fatti così datati. Amareggiato, il procuratore Mario Giulio Schinaia che nulla sapeva degli orrori avvenuti all’interno dell’istituto di Verona e del Chievo ha sottolineato che una segnalazione avrebbe dovuto essere fatta per ottenere giustizia. Loro, gli ex alunni, non sono interessati a condanne o risarcimenti, nulla potrà riparare il danno patito a livello psicologico ma, sostengono, una decina di religiosi sono ancora in servizio. Loro i nomi di quei preti li hanno fatti. E non vogliono che altri vivano il loro dramma. Un incubo.

«MAI SAPUTO». I responsabili della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti chiedono che venga fatta «chiarezza» e che emerga «la verità» sui fatti di violenza denunciati da ex allievi.Il superiore, don Danilo Corradi, dice di aver appreso «con costernazione le dichiarazioni» degli ex allievi. Corradi invita «chi fosse al corrente di fatti reali e circostanziati ad informare chi di dovere».

Questo il link con l'audio-video integrale.
http://www.radioradicale.it/scheda/271217/pedofilia-reato-o-peccato
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elnono



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Inserito il - 24/03/2009 :  19:16:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send elnono a Private Message
Ci si stupisce sempre di queste cose. La chiesa intesa come preti, prelati o altro a sembre compiuto cose del genere fin dai secoli passati; non c'è da meravigliari. Solo perchè portano una tonaca e il crocifisso questo non vuol dire che siano santi, sono persone comuni
Fare giustizia adesso......nei tribunali....dopo 25 anni con dei sacerdoti che già anziani sono, con i tempi della giustizia italiana. Non verrebbero neppure condannati.
Penso che se la storia è vera sarà la chiesa a punire i responsabili. Del resto i panni sporchi si lavano in famiglia
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LUX



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Inserito il - 01/04/2009 :  07:59:44  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di LUX  Rispondi Quotando Send LUX a Private Message
Roma - Un bambino a rate. Sognato, desiderato tanto da ritrovarsi a ipotecare la casa pur di continuare a sperare di diventare genitori, tanto da chiedere un mutuo o un prestito come Barbara per cercare oltre confine di realizzare il desiderio di «un figlio che possa vivere. Senza la condanna della mia malattia. E siamo sempre di più quelli costretti ad emigrare, a fare i debiti perché in Italia, nonostante medici bravissimi, non sarebbe stato possibile. Perché la legge 40 non rispetta la Costituzione, il diritto alla salute, all’eguaglianza».
Lo dice Barbara. Veneta volitiva che dopo diverse trasferte in Spagna si balocca a turno col marito la sua piccolina. Lo dicono ora-dopo quelle di Firenze e del Tar Lazio anche altre due ordinanze del tribunale di Milano che sollevano dubbi sulla Costituzionalità della legge che «non rispetta la dignità e non tutela la salute». Dando ragione ai ricorsi presentati dalle associazioni Sos Infertilità, Hera e Cittadinanza Attiva che danno voce a migliaia di coppie costrette a costose trasferte. Come Fabio e Laura, impiegati milanesi che dopo 16 tentativi adesso spesso non dormono per i vagiti di Luca ma anche per il muto ipotecario sulla casa, che hanno dovuto fare per pagarsi le trasferte della fecondazione assistita. Come loro più di 1Omila coppie italiane nel 2008, secondo le associazioni, si sono rivolte alle cliniche straniere - dalla Spagna alla Repubblica Ceca- dove la diagnosi pre-impianto, la fecondazione eterologa, la conservazione degli embrioni sono legali. A differenza del nostro Paese dove la legge 40 le vieta o le rende «praticamente inutili», spiega il professor Nino Guglielmino del centro Hera di Catania. «Per chi ha malattie genetiche come la talassemia o la fibrosi cistica la diagnosi pre-impianto è l’unica via per sperare di avere figli sani. Ma la legge consente al massimo la creazione di tre embrioni, numero troppo basso per diagnosi statisticamente utili, e in più vieta di congelarli, obbligando le donne a più bombardamenti ormonali, e poi prevede di impiantarli tutti, anche quelli malati.
Con la «libera scelta» di fare poi un aborto terapeutico al terzo mese, aggiungendo dolore al dolore», scrive Anna sui blog delle associazioni che si battono per cambiare la legge. Anche a furia di ricorsi, come quelli già vinti contro la 40: «ingiusta, incostituzionale che non rispetta la salute, l’eguaglianza, il diritto di scelta», sottolinea Filomena Gallo di Amica cicogna. Quando in primavera è uscita la sentenza del Tar Lazio che autorizzava la diagnosi pre-impianto molte coppie hanno atteso. Poi l’esodo è ricominciato, più intenso. «Sono persone con malattie genetiche o donne sterili che non se la sentono di fare bombardamenti ormonali a rischio della salute, producendo magari 30 ovuli che non verranno fecondati perché la legge prevede un massimo di tre e vieta il congelamento degli embrioni», spiega Rosella Bartolucci, madre di due gemelli e presidente di Sos infertilità che ha raccolto dati e storie dei viaggi della speranza. Viaggi sempre più numerosi. Tanto che, ricorda il professor Andrea Borini, presidente dell’Osservatorio del Turismo Procreativo, «grazie alle limitazioni della nostra legge i centri esteri proliferano e hanno aperto 40 siti web in italiano visto che, dalle mille richieste del 2001, nel 2006 erano già 4.200 le coppie in trasferta». E l’anno scorso in una sola clinica a Barcellona hanno trattato mille donne italiane. Esodo a prezzi variabili: dai 3.000 ai 9.000 euro.
Troppo spesso, denunciano le associazioni, senza ricevute. E c’è chi come Silvia ne ha fatti 16 prima di conoscere suo figlio. Anche lei aspetta con ansia il 31 marzo. Domani la Corte Costituzionale deciderà se la legge 40 viola "il diritto alla salute, alla libertà di cura, all’eguaglianza» stabiliti dai padri della patria. «Perché noi non cerchiamo un figlio perfetto, su misura, ma un figlio che abbia una speranza», dicono Fabio e Silvia, portatori sani di atrofia muscolare spinale.
la Repubblica
Autore: Caterina Pasolini
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LUX



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Inserito il - 01/06/2009 :  14:58:34  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di LUX  Rispondi Quotando Send LUX a Private Message
Vaticano S.p.A. - L'archivio segreto online


monsignor Renato Dardozzi, parmense nato nel 1922, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e, soprattutto, per vent’anni uno dei pochi, pochissimi consiglieri dei cardinali che si sono succeduti alla Segreteria di Stato, da Agostino Casaroli ad Angelo Sodano. Dardozzi ha voluto che dopo la morte, avvenuta nel 2003, il suo sterminato archivio diventasse pubblico. Così dopo anni di ricerche, è ora in libreria il libro-inchiesta (Vaticano Spa, Chiarelettere, 15 euro) che rilegge dalle carte del Vaticano alcuni passaggi cruciali di quegli anni: le tangenti della Prima Repubblica, i soldi a Bernardo Provenzano e Totò Riina, somme passate dai caveau dello Ior inquietando non solo la Segreteria di Stato, ma anche Giovanni Paolo II, e determinando intrighi e congiure tra stucchi, velluti e soprattutto nei silenzi dei palazzi apostolici.

Dall’Ambrosiano a Enimont, quindi, dai ricatti alle truffe, dalle tangenti alle minacce: per ogni questione Dardozzi raccoglieva documentazione e appunti, li custodiva in apposite cartelline gialle classificate nell’archivio. Si è così costituita un’incredibile memoria storica che ora svela come un ufficio “affari riservati” all’interno del Vaticano, un’unità di crisi, abbia operato per raddrizzare o mettere a tacere le vicende finanziarie più imbarazzanti e tormentate negli anni di Wojtyla, appena sopite le trame dell’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus e dell’Ambrosiano di Roberto Calvi.

Dall’archivio Dardozzi emerge che un fiume di denaro, tra contanti e titoli di stato, veniva veicolato in una specie di Ior parallelo, una ragnatela off shore di depositi paravento intestati a fondazioni benefiche inesistenti e dai nomi assai cinici (“fondazione per i bambini poveri”, “Lotta alla leucemia”), una ragnatela costruita in segreto per anni da monsignor Donato De Bonis, ex segretario e successore di Marcinkus, nominato da Casaroli prelato dello Ior. Il sistema viene avviato nel 1987 per assicurare un discreto passaggio del testimone da un Marcinkus, ormai sulla via del tramonto, a chi, proprio come De Bonis, doveva mutuare le esperienze passate con le esigenze più riservate della clientela degli anni ’90. E così lo Ior occulto ha continuato a prosperare per anni sfuggendo anche all’attuale presidente dello Ior, Angelo Caloia, espressione della finanza bianca del nord.

http://blog.chiarelettere.it/?r=163367



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LUX



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Inserito il - 16/06/2009 :  08:19:17  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di LUX  Rispondi Quotando Send LUX a Private Message
Abusi in parrocchia, il Comune di Roma in aula contro l'imputato sacerdote
Il radicale Staderini si è costituito parte civile a nome del Campidoglio nel processo per pedofilia contro don Conti.


• da Corriere della Sera on line del 15 giugno 2009


di Claudia Voltattorni

Parte civile per la prima volta in un processo di pedofilia che vede coinvolto un sacerdote. Il Comune di Roma contro don Ruggero Conti, accusato di violenza sessuale su minori e prostituzione minorile. Martedì 16 giugno, presso la VI sezione del Tribunale penale di Roma, si terrà l'udienza di giudizio immediato (come chiesto dal difensore del sacerdote, l'avvocato Patrizio Spinelli) che vede imputato don Conti, ex parroco della chiesa Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida. L'uomo, 56 anni, è accusato dal pm Francesco Scavo di abusi sessuali avvenuti tra il 1998 e il 2008 su almeno 7 minorenni, alcuni dei quali di età inferiore ai 14 anni.

PARTE CIVILE - Nell'aula del tribunale ci sarà anche il Comune di Roma che si è costituito parte civile. Farà le sue veci il radicale Mario Staderini: «Assistito dall'avv. Elisabetta Valeri, ho esercitato l'azione popolare prevista dall'art. 9 dello Statuto comunale, costituendomi parte civile nel processo a nome del Comune di Roma». Il Campidoglio è sempre parte civile in tutti i casi di violenza sessuale contro le donne. Una decisione presa da Walter Veltroni durante il suo mandato e ripresa e portata avanti dal sindaco di oggi Gianni Alemanno. Ma, spiega Staderini, «il Comune non fa lo stesso nei casi di violenza contro i bambini, forse ha paura di dare fastidio a qualcuno?».

L'EX GARANTE - La mossa del radicale è una novità nel panorama italiano. Nel caso di processi di pedofilia in cui sono coinvolti religiosi, finora nessun Comune si era mai costituito parte civile. «È un vero peccato che ciò avvenga senza l'adesione dell'amministrazione capitolina», aggiunge Staderini. Infatti formalmente il Comune di Roma non ha fatto la prima mossa. Anzi, al momento «subisce» la decisione di Staderini che dice: «Alemanno non ha ancora mai risposto alla mia richiesta di fare sua (del Comune di Roma, ndr) la mia decisione». Forse, ipotizza ancora Staderini, c'entra il fatto che don Conti aveva partecipato alla campagna elettorale a sindaco di Alemanno in qualità di «garante delle politiche della famiglia: «Il sindaco ha purtroppo scelto di non stare dalla parte delle vittime».

L'ARRESTO NEL 2008 - È pur vero che, il 30 giugno 2008, giorno dell'arresto di don Conti, lo stesso Alemanno disse: «È stato un grande dolore. Chiedo ai magistrati e agli inquirenti di fare tutta la chiarezza possibile e non fare sconti a nessuno: quando si parla di pedofilia bisogna essere estremamente rigorosi e netti, perché questo è un male che va combattuto in tutti i modi».

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LUX



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Inserito il - 01/07/2009 :  11:41:23  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di LUX  Rispondi Quotando Send LUX a Private Message
Posto senza commento, se volete aggiungetelo voi.


San Giovanni Rotondo: pronta la cripta
di Padre Pio, ma scoppia la polemica
Ecco l'ambiente in cui i frati vogliono riporre le ossa
del santo. I blog cattolici: tradito lo spirito francescano

Una cripta inaugurata dal Papa durante la recente visita e che conta sui meravigliosi affreschi realizzati da padre Marko Rupnik, uno dei più grandi esperti di arte sacra. L'opera è praticamente pronta e presto la salma di padre Pio dovrebbe venire trasferita. I fedeli potranno così sfilare davanti al sarcofago e toccarlo; davanti verrà allestito l'altare, l'ambone e un leggio.

Un'opera mastodontica, realizzata con l'oro regalato dai fedeli di tutto il mondo in 20 anni di pellegrinaggi, e che però non manca di suscitare polemiche. Su alcuni siti cattolici, tra cui www.cattoliciromani.com, sono diversi i fedeli che lamentano il «tradimento» dei valori che impersonava il santo. «Tutto questo lo trovo lontano anni luce dalla spiritualità francescana e dal modo di vivere ed essere di Padre Pio», scrive un utente. E ancora: «Credo che questa luce sia un bell'esempio di arte e passerà alla storia ma sicuramente San Francesco e San Pio non avrebbero mai voluto, anche perché la loro vita è stata ben lontana (anni luce) da questi mosaici».

Ugo Ferrero
30 giugno 2009(ultima modifica: 01 luglio 2009)
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elnono



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Inserito il - 01/07/2009 :  19:48:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando Send elnono a Private Message
Mi piacerebbe vedere la dichiarazione dei redditi dei frati,scherzi a parte non mi stupisco di questo, con tutti i soldi che girano tra offerte e altro.....senza considerare che molti fedeli pur di vedere o toccare la salma del santo ritengono giusto uno sprego simile di denaro
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LUX



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Inserito il - 28/08/2009 :  13:50:04  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di LUX  Rispondi Quotando Send LUX a Private Message
Parrebbe che un'altro pesciolino sia apparso nel torbido acquario del potere clericale nostrano portandosi appresso la solita valanga di moralismi ed eticismi da imporre ad altri.
Il direttore di Avvenire, il quotidiano della C.E.I. ( conferenza episcopale italiana, i vescovi insomma) nel 2004 ha patteggiato, equivalente a confessione per sconto pena, una sentenza per " «Articolo 660 del Codice penale, molestia alle persone. Condanna originata da più comportamenti posti in essere dal dottor Dino Boffo dall’ottobre del 2001 al gennaio 2002, mese quest’ultimo nel quale, a seguito di intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria, si è constatato il reato" (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=377663)
leggendo la rimanente parte di sentenza pubblicata si parla di omosessualità.
Mi tornano in mente le recenti esternazioni di monsignor Buttiglione che urlava " basta con l'anticlericalismo!! e la condanna di questo Pontefice in USA per non aver denunciato i vescovi pedofili e gli scandali continui nostrani con i prelati che belli belli restano al loro posto a continuare le nefandezze sui ragazzini, anziani e malati.
Mi chiedo come non potessero sapere lor signori di questa condanna quando l'hanno incaricato di gestire il giornale che detta le leggi al presente governo e moralizza addirittura il loro maggiore introitore di denaro pubblico, Berlusconi, di essere libertino e puttaniere.
Sinceramente, da cristiano, spero sia una bufala e che debba porvi le scuse e togliere questo post.
Vedremo le risposte clericali e magari le conseguenze.
Temo finirà tutto a tarallucci e vino come sempre, scavando ulteriormente il solco profondo della moralità di chi ha il potere oltretevere.

http://lacucinadilux.wordpress.com/
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